I lavoratori della Qè, manifestazione a Catania

I lavoratori della Qè, manifestazione a Catania

95047.it Non si arrendono i dipendenti della Qè. Questa mattina manifesteranno a gran voce partendo da piazza Roma a Catania fino in Prefettura. Non si tratta “solo” di un grido di protesta ma soprattutto dell’insistenza a non mollare: a chiedere che venga trovata una soluzione ad uno tsunami che rischia di travolgere tutto e tutti. La caparbietà die dipendenti è stata, finora, encomiabile.
Intanto, si susseguono gli interventi sulla questione. Nelle scorse ore e nei giorni scorsi vi abbiamo riportato quelle di deputati nazionali e sindacati. Oggi, vi rendiamo conto della presa di posizione della parlamentare Albanella che ha chiesto un incontro con il presidente della commissione nazionale Lavoro, Cesare Damiano. Di seguito, il comunicato diffuso alla stampa e ripreso dalle testate giornalistiche:

“Bisogna scongiurare il licenziamento dei lavoratori del Call center Qè di Paternò, un’azienda che gestisce commesse inbound e outbound per diverse aziende, Wind e Sky, con partecipazioni anche statali come INPS ed Enel”. Questo l’appello delle deputate Luisa Albanella, Camera dei Deputati, e Concetta Raia, Assemblea Regionale Siciliana, che hanno già presentato due interrogazioni urgenti nelle rispettive sedi istituzionali, annunciando la loro partecipazione domani al corteo organizzato dai lavoratori. Sarà presente anche l’assessore al Welfare del comune di Catania, Angelo Villari. 

La parlamentare Albanella ha anche chiesto e ottenuto per la settimana prossima un incontro tra le organizzazioni sindacali e il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano.

“Da diverso tempo, l’azienda vive una crisi che appare ormai irreversibile ponendo a rischio il futuro di circa 600 lavoratori – spiegano le deputate democratiche – dopo la cassa integrazione, i contratti di solidarietà, il fallito tavolo tecnico in Prefettura a Catania con il passo indietro delle società Gpi e Transcom, che avevano manifestato l’interesse ad acquistare il call center, oggi l’azienda, con un debito di circa 6,5 milioni di debito dei quali, secondo le stesse dichiarazioni dell’amministratore unico, la maggior parte deriverebbe dal mancato pagamento dell’IVA, con conseguente attestazione di evasione fiscale, sembra proiettata verso il fallimento”. “Tutto ciò è inaccettabile – aggiungono – all’incertezza del domani, per i lavoratori si aggiunge il dramma quotidiano di non percepire lo stipendio già da 3 mesi” .
Entrambe le interrogazioni sollecitano l’apertura di un tavolo di crisi al Ministero dello Sviluppo economico al fine di trovare soluzioni idonee alla salvaguardia del posto di lavoro, in un territorio già segnato da una profonda crisi economica ed occupazionale quale quello della provincia di Catania”.