Il “caso Salinelle”: perché non riusciamo a valorizzarle?

Il “caso Salinelle”: perché non riusciamo a valorizzarle?

95047.it A parlarne si è tutti bravi. Ma quello che resta, alla fine, è una potenziale oasi naturalistica di inestimabile rilievo caduta nel dimenticatoio. Stiamo parlando delle nostre “Salinelle” ed in particolare della situazione di degrado in cui la zona si trova oggi come ieri. Da tempo l’area interessata, che si trova nei pressi dello stadio “Falcone Borsellino” ed è compresa tra il quartiere Acqua Grassa e la sorgente Monafria, è al contempo sito naturalistico tra i più importanti della Sicilia all’interno del centro urbano e del polo sportivo della città, circondato dalla presenza del Museo della civiltà contadina e dalla restaurata Fonte Maimonide. 
Ma ciò che rende la zona “più caratteristica” è la presenza delle “Salinelle”, da oltre vent’anni lasciata in uno stato di assoluto abbandono, alla stregua di una pattumiera, sia per via della negligenza di cittadini che dello scarso interessamento degli amministratori. L’emissione di enormi quantità di acque termali fangose con dei vapori e la formazione di “conetti” di fango, dovrebbe rendere la zona una delle principali attrattive della nostra città. Tutto resta, invece, occultato dalla presenza costante di micro-discariche abusive che compaiono qua e là nonostante la presenza delle telecamere. Questione vecchia ma sempre attuale. Persino le strade della zona non sono percorribili perché chiusi con blocchi di cemento: non un bel vedere. Negli ultimi vent’anni, poi, la zona che dal velodromo scende giù verso i Mulini è stata  popolata da immigrati che hanno trasformato le tante case rurali abbandonate e lo stesso velodromo in raccapriccianti alberghi della povertà.

Sebbene, le diverse amministrazioni comunali che si sono succedute abbiano provato a dare un nuovo volto all’area, cercando di valorizzare la zona, o meglio, evitando di non declassare ancor più la stessa (installando, ad esempio, la recinzione nell’area predisposta, ma che al contempo non permette ai visitatori di  potervi accedere per un sopralluogo o semplicemente per scattare qualche foto), nonostante ciò, ancora oggi risulta percepibile a vista d’occhio il livello di degrado, soprattutto in via Acque grasse e via dei Mulini e che sembra essere diventata “Terra di Nessuno”.
Da anni a Paternò si dibatte sul “caso Salinelle”, su quali possano essere le soluzioni per valorizzare il quartiere attraverso la fruizione dei siti naturali e storici. Come sempre, sono tante le parole e idee in campo: ma pochi restano i fatti concreti per rilanciare definitivamente l’area sotto il profilo economico-culturale. Forse bisogna partire dal presupposto che la tutela e la valorizzazione delle Salinelle di Paternò è un dovere a cui devono sottendere tutti i cittadini. Per promuovere la salvaguardia della zona è necessario partire dal basso, coinvolgendo gli  studenti delle scuole.

Sarebbe auspicabile la creazione di riserve ambientali nelle zone interessate dalle Salinelle, ma ovviamente per dar vita ad una cultura di massa dell’ambiente, partendo proprio dal piccolo ambiente quotidiano, è necessario l’intervento della classe politica. 
L’intervento di una classe politica che sia al passo con i tempi e che abbia una programmazione che preveda una riqualificazione e un’internazionalizzazione dei propri territori, ma che soprattutto chieda il supporto di tecnici e professionisti esperti nella redazione di progetti europei. 
Quanto siamo lontani dal rilancio delle Salinelle?

2 Commenti

  • Desidero che qualche tecnico spieghi il perché in una zona di inestimabile valore naturale si continua a costruire impianti sportivi a cominciare dell’ecomostro del velodromo che ancora qualcuno si ostina di recuperare facendo progetti ,in questo caso l’unica cosa da fare e’ di abbatterlo rendendo la zona fruibile a tutti e liberando la zona da extracomunitari che vi alloggiano e incominciare a progettare qualcosa che possa attirare turisti a vedere queste meravigliose forze naturali

  • La questione Salinelle deve essere inquadrata in un più ampio sistema di riqualificazione. Le attenzioni devono essere rivolte, non solo al geosito ma alle aree adiacenti come l’ex velodromo, le aree urbanizzate di margine, l’area sportiva e il sistema dei mulini. Non si tratta di volere allargare il problema ma di considerare il sistema nella sua complessa articolazione. Particolare attenzione deve essere rivolta all’accessibilità (pubblica) e a un programma di rimodellazione urbana. In questo momento si sono già sviluppate alcune ipotesi e altre si stanno costruendo all’interno di alcune ricerche (tesi di laurea) condotte da Giuseppe Mirenda, Serena Ronsivalle e Rosetta Milazzo. Crediamo che il progetto di architettura alla scala urbana nell’ambito del country front possa offrire elementi utili per il dibattito con alti livelli di concretezza. Fino a quando ci si concentra solo nel geosito riducendo tutto a ipotesi di recinzione non si avvia un vero processo di rigenerazione di questo paesaggio che contiene istanze archeologiche, sportive, culturali, scientifiche ecc.

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