“AIUTAMI, CI SONO DEI RAGAZZI”. “NON POSSO, NON HO L’AUTO”: GLI AGGHIACCIANTI SMS ALL’AMICO DELLA 19ENNE STUPRATA DAL GRUPPO A CATANIA

“Quando mi hanno spinta in macchina con forza, sono riuscita a mandare un messaggio vocale a un amico – racconta – gli ho sussurrato: ‘Per favore aiutami, ci sono dei ragazzi, non voglio’. E lui, prima mi ha risposto che non capiva, poi che non aveva l’auto e non poteva aiutarmi. Una cosa assurda”. E’ parte del terribile racconto della diciottenne americana stuprata a Catania da tre uomini. Una violenza che, forse si poteva evitare.

“Scrivete pure di Salvo – dice ai carabinieri – sono riuscita a mandargli cinque messaggi vocali mentre mi violentavano, l’ ho chiamato due volte. Ma continuava a dire che non capiva. E quando quella notte da incubo è finita, gli ho scritto un ultimo sms: Ti odio davvero”.

Eccoli, riporta Repubblica, i Whatsapp rimasti senza risposta.

Ore 23,12: “Io sto male, aiuto me”.

Ore 23,14, si sente la voce di uno degli stupratori: “Compare, te la posso dire una cosa? A chidda ma isu iu”. A quella me la alzo io.

Ore 23,17: “Aiuto, aiuto, sono nell’auto”.

Ore 00.03: la ragazza riesce a mandare anche la sua posizione esatta, il lungomare di Catania, all’ altezza del “Caito”, dove si riuniscono le coppiette.

Ore 00.12:  la violenza si sente in diretta. “Vieni qua”, dice uno dei ragazzi. “Non voglio”, urla lei. “Sì che vuoi”, dice un altro. “No, basta. Non voglio, non voglio”. Ma l’amico continuava a non preoccuparsi.

Lei racconta ancora “Quando si sono accorti che avevo il cellulare in mano, hanno provato a togliermelo, ma sono riuscito a tenerlo”.

E con quel telefono la giovane ha provato poi a lanciare l’allarme al 112, il numero unico di emergenza. Undici volte ha chiamato fra mezzanotte e 13 e l’una. Lei chiamava e i suoi aggressori la bloccavano.

L’operatore del 112 ha provato a richiamare, ma niente. L’ ultima telefonata durante quell’incubo è al 911, il numero di emergenza americano. “I richiami d’aiuto si sono susseguiti in un arco di ben un’ora e 45 minuti”, annota il giudice delle indagini preliminari Simona Ragazzi.