Altro terremoto al “Salvatore Bellia”: si è dimesso il presidente Spartà

95047.it Piove sul bagnato all’Ipab di Paternò. Come se non bastasse la grottesca vicenda del mancato pagamento di ben 28 (leggasi ventotto) mensilità ai lavoratori della casa d’ospitalità, si aggiungono adesso le dimissioni, suo malgrado, del presidente Enzo Spartà. Getta, dunque, la spugna il numero uno del cda che era arrivato a ottobre scorso per tentare di risollevare le sorti del “Salvatore Bellia”. “Ci ho provato ma ho capito che restando da soli, senza l’aiuto delle istituzioni, non si può risolvere nulla”, spiega a 95047.it il dimissionario Spartà che resterà – comunque – in sella all’Ipab per garantirne l’ordinarietà delle cose.

I fatti dicono che c’è un serio problema di liquidità che diventa paradosso se si pensa che l’Istituto vanterebbe una sfilza di crediti che superano i 700 mila euro. 410 mila dal Comune di Paternò al quale è stato inviato nei giorni scorsi il decreto ingiuntivo (si tratta di una situazione ingarbugliata: si tratta di quote sanitarie le cui somme – sulla carta – devono essere anticipati dal municipio che, a sua volta, deve rivalersi sull’Asp); dei circa 210 mila che devono ancora essere versati dalla Regione non si hanno notizie; e ci sono anche 80 mila euro da parte di un fornitore che ha pensato bene di non riconoscere alcunché all’Ipab (ma anche qui è scattato il decreto ingiuntivo).

Ma ci sono anche le note dolenti con i debiti che superano i 2 milioni di euro: solo gli arretrati dei dipendenti ammontano a 1 milione e 250 mila euro; e, poi, ci sono gli arretrati con l’Ama, il personale convenzionato, i mutui. Al momento gli ospiti sono appena 28: i lavoratori 30. Una situazione che non può andare. 
“Sono vicinissimo ai dipendenti e agli ospiti della struttura – prosegue Spartà -. Questa è una struttura che ha grandissime potenzialità ma non può essere abbandonata così al proprio destino. Spero che la mia presa di posizione possa aiutare a capire che occorre muoversi e non restare a guardare”.

All’ultima riunione di consiglio (quella di giovedì scorso) non si è arrivati ad alcuna conclusione concreta. E mentre la confusione e la disperazione regna sovrana, qualche segnale incoraggiante ci sarebbe pure: come la convenzione con il Cus Catania per l’utilizzo di una parte del plesso di via Giovan Battista Nicolosi.
 Troppo poco per una struttura in sofferenza: che avrà pure le stesse criticità di molte Ipab dell’isola ma che a Paternò ha conosciuto anche un immobilismo istituzionale lungo anni che, inevitabilmente, ha finito con l’essere complice del disastro. L’ultimo esempio di sorta è la mancata pubblicazione della pubblicazione d’interesse, da parte dell’amministrazione comunale, della possibilità di accogliere minori stranieri all’interno della struttura: il Bando, per la cronaca, è scaduto sabato.

Al momento non si intravede un solo spiraglio di luce. Con l’aggravante che il carico debitorio sta aumentando. E, come sempre, nel tracollo pubblico non ci sono responsabili e colpevoli: ci sono solo vittime. In questo caso, su tutti, i lavoratori.

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