COLPO ALLA MAFIA CATANESE, 9 ARRESTI: SEQUESTRI PER 12 MILIONI DI EURO

Su delega di questa Procura distrettuale i Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Catania questa mattina hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare personale a reale, emesso dal Gip distrettuale. Il provvedimento riguarda 9 persone, e in particolare:

custodia cautelare in carcere:

  • Giuseppe Cesarotti, nato a Catania il 6 dicembre 1944;
  • Salvatore Cesarotti (figlio di Giuseppe), nato a Catania il 2 aprile 1965;
  • Orazio Di Grazia, nato a Giarre (CT) il 22 gennaio 1982;
  • Francesco Antonino Geremia, nato a Catania il 15 giugno 1960;
  • Giuseppe Mangion, detto Enzo, nato a Catania il 24 ottobre 1959;
  • Armando Pulvirenti, nato a Catania il 2 ottobre 1955;
  • Cateno Russo, nato ad Acireale (CT) il 12 febbraio 1981;
    arresti domiciliari:
  • Mario Palermo, nato a Linguaglossa (CT) il 24 aprile 1944;
  • Vincenzo Pulvirenti, nato a Catania il 9 giugno 1952;

Il Gip ha altresì disposto il sequestro preventivo di società e beni mobili per un valore complessivo calcolato in 12 milioni 660mila euro.

I reati di cui gli indagati sono accusati sono: associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsion, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e illecita concorrenza con minaccia.

L’impegno investigativo è nato sul finire del 2016 con la finalità di monitorare le documentate relazioni tra Giuseppe Mangion, detto Enzo, e l’uomo d’onore Giuseppe Cesarotti, il primo figlio del defunto uomo d’onore Francesco Mangion, detto Ciuzzu u firraru, già consigliere di Benedetto Santapaola (capo e rappresentante della famiglia) e il secondo favoreggiatore dello stesso Santapaola. In tale ambito, sono state captate conversazioni dalle quali emergeva che Cesarotti:

  • consegnava al primo cospicue somme di denaro contante e aveva rapporti con i figli del più noto Benedetto Santapaola, cui erano destinate parte delle somme;
  • era a conoscenza, per avervi preso personalmente parte a suo tempo, di risalenti investimenti fatti da Benedetto Santapaola, Aldo Arcolano (vice rappresentante della famiglia) e dal defunto Francesco Mangion.

I contenuti di quelle intercettazioni, peraltro, sono apparsi sin da subito geometricamente sovrapponibili rispetto agli addebiti formulati a carico di Cesarotti nella sentenza Orsa Maggiore[1], in cui si dà atto che «l’apporto arrecato dai fratelli Cesarotti all’organizzazione malavitosa non si limitava solo alla “gestione della latitanza” degli esponenti di vertice della famiglia catanese, bensì si estendeva anche alla gestione di attività economiche nell’interesse e per conto del sodalizio malavitoso».

In tale quadro, perciò, si decideva di avviare un dedicato impegno investigativo mirante alla individuazione degli investimenti/interessi degli storici vertici della famiglia – si tratta di Benedetto Santapaola, Aldo Ercolano e del defunto Francesco Mangion – e, conseguentemente, dei soggetti imprenditoriali che si erano prestati a ricevere i capitali di provenienza illecita, reinvestendoli in attività imprenditoriali lecite.

L’obbiettivo investigativo è stato raggiunto dal momento che a detti investimenti partecipò anche Giuseppe Cesarotti – che è l’unico libero e vivente degli originari investitori – il quale, nell’ottica di rientrare in possesso del denaro a suo tempo investito è altresì assurto a garante degli interessi di chi – secondo espressioni sue proprie – è «nell’altra vita» (riferimento a Francesco Mangion, di qui il coinvolgimento del figlio Enzo) e di coloro che invece «sono sepolti vivi» (riferimento agli ergastolani Benedetto Santapaola e Aldo Ercolano)[2]. Proprio approfondendo le relazionalità tra Cesarotti e Enzo Mangion è emerso che:

  • l’imprenditore farmaceutico Palermo, risultato legato da risalenti rapporti fiduciari a Santapaola, Ercolano e Francesco Mangion:
    a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, quale titolare fittizio della società Tropical Agricola S.r.l. (già Antoniocostruzioni S.r.l.) e per il tramite di essa, acquistò beni immobili con fondi provenienti dai summenzionati Santapaola, Ercolano, Francesco Mangion e Cesarotti;
    negli anni ’90 curò personalmente la latitanza di Ercolano e Francesco Mangion.

Nel corso dell’indagine, Palermo è risultato impegnato, in concorso con Giuseppe Cesarotti e Enzo Mangion (presente in ragione della riconducibilità di parte dell’investimento al de cuius), nell’alienazione, a favore di terzi in buona fede, del patrimonio immobiliare della società.

L’ammontare dell’originario investimento, sulla scorta degli esiti delle attività intercettive, è stato quantificato in 2 miliardi di Lire.

In relazione alla vicenda in parola, il Gip del Tribunale di Catania ha ritenuto sussistere la gravità indiziaria in ordine alle seguenti ipotesi delittuose:

  • artt. 110, 512 bis e 416 bis.1 c.p. (trasferimento fraudolento di valori) a carico di Palermo e Cesarotti, per aver fittiziamente attribuito l’amministrazione e la proprietà della Tropical Agricola Srl (provvedendo altresì a dividersi i proventi dell’alienazione del patrimonio sociale) a Palermo, mentre i titolari effettivi della stessa sono Santapaola, Ercolano e Cesarotti (e il defunto Francesco Mangion);
  • artt. 648 bis (riciclaggio) e 416 bis.1 c.p. a carico di Palermo, per aver compiuto operazioni dirette ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro riconducibile a Santapaola, Ercolano, Francesco Mangion e Cesarotti. Nello specifico, Palermo, in qualità di amministratore formale della Tropical Agricola Srl (già Antoniocostruzioni S.r.l.) provvedeva a reinvestire, custodire e capitalizzare i proventi dell’associazione mafiosa accumulati dai summenzionati Santapaola, Ercolano, Mangion e Cesarotti;
  • agli artt. 110, 416 bis c.p. (concorso esterno in associazione di tipo mafioso) a carico di Geremia, perché concorreva nell’associazione mafiosa denominata famiglia Santapola – Ercolano, mettendo costantemente a disposizione degli associati i locali nella sua disponibilità per incontri riservati, raccogliendo il denaro investito dai vertici della famiglia mafiosa (Santapaola, Ercolano e Francesco Mangion) attraverso l’imprenditore Palermo, curando l’organizzazione degli appuntamenti tra gli associati e, specificatamente tra Enzo Mangion e Antonio Tomaselli e gestendo, per conto degli associati, i rapporti con le pubbliche amministrazioni ed in particolare con il comune di Catania.

È stato altresì disposto il sequestro ex art. 321 c.p.p. della Tropical Agricola S.r.l.;

  • Santapaola, Ercolano, Francesco Mangion e Giuseppe Cesarotti, negli anni ’90, con fondi propri, attraverso la società Mascali S.r.l., acquistarono un rilevante appezzamento di terreno sul quale realizzare immobili. Negli anni 2000, la società fu venduta a imprenditori che, ignari della riferibilità dell’assetto societario a cosa nostra, divennero oggetto di richieste estorsive, formulate da Cesarotti nell’intento di recuperare così le somme investite. Cesarotti, nell’avanzare le richieste, pretese l’intestazione di un appartamento e, sempre al fine di sollecitare ulteriormente gli imprenditori, ordinò l’incendio, avvenuto nell’agosto del 2017, dello stabilimento balneare mascalese denominato Jaanta Bi, gestito dalle parti offese. L’ammontare degli investimenti, e dunque della corrispondente pretesa vantata da Cesarotti sulla scorta degli esiti delle attività intercettive e delle dichiarazioni rese dalle persone offese, è stato quantificato in un miliardo 800milioni di Lire
    In relazione a ciò, il Gip ha ritenuto sussistere la gravità indiziaria in ordine all’ipotesi delittuosa di cui agli artt. 629 c.p. (estorsione) e 416 bis.1 c.p. a carico di Giuseppe e Salvatore Cesarotti, Russo, Di Grazia e Armando Pulvirenti perché con minaccia e violenza, consistita nel porre in essere aggressioni fisiche e nell’incendiare il lido “Jaanta Bi”, costringevano le persone offese a consegnare somme di denaro allo stesso Cesarotti Giuseppe per importi variabili[3].

Invero, questa è la vicenda imprenditoriale di cui vi è traccia nella sentenza Orsa Maggiore in cui si dà atto che «i Cesarotti provvedevano a reinvestire i “proventi illeciti per conto della famiglia Santapaola”… sfruttando le loro conoscenze con il Sindaco di Mascali, Susinni, per conto del Santapaola dovevano acquistare dei terreni agricoli che presto sarebbero diventati edificabili»;

Santapaola, Ercolano, Francesco Mangion e Giuseppe Cesarotti, negli anni ’90, con fondi propri, attraverso la società Invest. S.r.l., acquistarono beni immobili. Gli esiti delle attività tecniche consentono di dire che Cesarotti:
investì personalmente un miliardo di Lire;
ha avviato preliminari attività volte alla stima del valore dei beni (15 milioni 900mila euro) onde poi alienarli.
In relazione a ciò, è stato disposto il sequestro ex art. 321 c.p.p. dei beni riconducibili a Cesarotti attraverso la Co.Invest. S.r.l., consistenti in terreni siti in Belpasso (20 ettari circa) e villette site in Marina di Gioiosa (RC).

Nel contempo, si è accertato che Giuseppe e Salvatore Cesarotti, benché formalmente estranei agli assetti della LT Logistica e Trasporti S.r.l. e della G.R. Transport Logistics S.r.l., hanno personalmente curato e fatto fronte, con metodo mafioso, alle vicissitudini aziendali, intervenendo tanto sui committenti quanto sugli altri operatori del settore dei trasporti, al fine di coartare l’iniziativa imprenditoriale di questi ultimi ed acquisire una posizione di sostanziale monopolio sul mercato. In più, si è accertato che la G.R. Transport Logistics S.r.l., sin dalla data della sua costituzione ha sede legale all’interno di immobile fittiziamente intestato ad altri ma nei fatti riconducibile a Cesarotti. Su tale fronte, il Gip del Tribunale di Catania, ha ritenuto sussistere la gravità indiziaria in ordine alle seguenti ipotesi delittuose:

  • 110, 512 bis c.p. (trasferimento fraudolento di valori) a carico di Giuseppe Cesarotti e di suo figlio Salvatore quali titolari occulti della LT Logistica e Trasporti Srl e della GR Transport Logistics Srl;
    agli artt. 81, 110, 513 bis (illecita concorrenza con minaccia) e 416 bis.1 c.p. a carico di Giuseppe e Salvatore Cesarotti perché, nell’esercizio dell’attività imprenditoriale di deposito ferroviario e trasporto merci svolta attraverso la GR Transport Logistics Srl, ponevano in essere atti di concorrenza attraverso minacce ed intimidazioni.
  • Nello specifico, al fine di garantirsi una situazione di sostanziale monopolio per le merci inviate a Catania dalla società Mercitalia Logistic Spa intervenivano sia nei confronti di questi ultimi che dei titolari di aziende operanti nel settore dei trasporti;
  • disponendo il sequestro ex art. 321 c.p.p. della LT Logistica e Trasporti Srl e della GR Transport Logistics Srl e dell’immobile occultamente riconducibile a Giuseppe Cesarotti, sito in Mascali e sede della GR Transport Logistics Srl.

Le attività d’indagine di cui sopra, inoltre, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di Cesarotti, Mangion e Armando Pulvirenti in ordine al delitto di cui all’art. 416 bis c.p. (associazione di tipo mafioso), quali affiliati alla famiglia Santapaola – Ercolano e di contestare a Mangion anche l’ipotesi delittuosa di cui agli artt. 110 e 512 bis c.p. (trasferimento fraudolento di valori) poiché, quale reale proprietario, attribuiva fittiziamente a Vincenzo Pulvirenti, che la accettava, la titolarità dell’immobile sito in via Campania civ. 14 di Mascalucia a Pulvirenti.

Il risultato sopra descritto è stato raggiunto grazie ad attività di intercettazione ed a penetranti servizi di osservazione, controllo e pedinamento eseguiti a riscontro, che hanno così delineato un quadro indiziario forte, ulteriormente arricchito dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia e vieppiù consolidatosi, non ultimo, grazie alla piena collaborazione offerta da alcune delle vittime.

[1] La sentenza aveva accertato la riconducibilità alla famiglia Santapaola – Ercolano della società Baia dei Turchi di Spampinato Giuseppe & C. S.n.c. ed il dato giudiziario ha trovato ulteriori conferme nelle indagini svolte che, peraltro, hanno altresì certificato il coinvolgimento, per la prima volta, di Giuseppe Cesarotti in quella vicenda imprenditoriale.

[2] Dalle intercettazioni risulta che il denaro in possesso di Cesarotti era destinato sia ai figli di Benedetto Santapaola che alla moglie di Aldo Ercolano, che peraltro è sorella di Enzo Mangion.

[3] Nello specifico:

Giuseppe Cesarotti dopo la cessione della società si presentava alle persone offese come loro creditore ottenendo il pagamento tra il 2007 ed il 2011 di circa 500mila euro;
Giuseppe Cesarotti otteneva nel corso del 2012, la consegna di 3mila euro;
Giuseppe Cesarotti (accompagnato dal figlio Salvatore), richiedeva la cessione di una villetta;
Giuseppe Cesarotti, tra il 2012 e il 2016, richiedeva la consegna ulteriore di denaro;
Giuseppe Cesarotti, accompagnato dal figlio Salvatore, nell’estate del 2016, richiedeva alle persone offese la consegna di ulteriori somme di denaro;
Russo, su incarico di Giuseppe Cesarotti, tra l’estate del 2016 e l’estate del 2017, si recava nella struttura balneare gestita dalle persone offese, esercitando ulteriori pressioni;
Orazio Di Grazia, su incarico di Cesarotti, nell’estate 2017, si recava nella struttura balneare rappresentando di agire in sostituzione di Russo e rinnovando l’invito a pagare;
Giuseppe Cesarotti incaricava soggetti non ancora identificati di dare alle fiamme il lido gestito da Belardo nella notte tra il 24 e il 25 agosto 2017.
3 Dicembre 2019

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