Il coraggio di denunciare: condannati i referenti dei Santapaola a Paternò

95047.it Dodici anni di vessazioni, imposizioni del pizzo e angherie. Alla fine, la denuncia coraggiosa che ha portato alla sbarra i suoi aguzzini. L’8 marzo del 2013 l’arresto dei suoi estortori: infine, la sentenza definitiva della Corte di Cassazione che ha condannato i cinque che imponevano il pizzo. In un clima di terrore. In un atteggiamento di supponenza. Umiliando chi prova a lavorare prima ancora che gli uomini stessi. 
Si è chiusa, dunque, con una raffica di condanne la vicenda che ha visto coinvolto l’imprenditore paternese Carmelo Reitano sottoscacco per oltre un decennio dei referenti dei Santapaola a Paternò.

LE CONDANNE. Domenico Assinnata 2 anni (in continuazione con altre sentenze);
Salvatore Chisari 5 anni e 3.300 euro di multa;
Giuseppe Fioretto 6 anni e 4 mesi e 5.400 mila euro; 
Rosario Indelicato 9 anni e 8 mesi e 8400 euro di multa;
Pietro Puglisi 6 anni e 2 mesi; 
Giovanni Messina 3 anni e 2 mesi.

La Suprema Corte ha confermato le pene comminate al termine del processo d’appello, rigettando i ricorsi della difesa. Nel processo si erano costituite come parti civile oltre all’imprenditore anche l’Asaae, la Fai, il Comune di Paternò e di Catania e l’ex provincia.
Nel corso di svolgimento del processo, la difesa aveva pure tentato di fare passare l’imprenditore come persona collusa: un evidente strategia per cercare di far guadagnare la libertà ai suoi persecutori. “I giudici non hanno creduto affatto a questa tesi difensiva disperata”, racconta il difensore di Reitano, il legale Enzo Faraone.

Condanne che danno la percezione che, nonostante tutto, lo Stato esiste ancora. E che da respiro ai tanti, troppi, commercianti che vivono ancora e quotidianamente sotto il cappio delle estorsioni.

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1 Comment

  1. La vita dell’imprenditore e quella dei suoi cari è stata rovinata per ben 12 anni, con probabili — per non dire sicuri — risvolti psicologici negativi negli anni a venire: tranne una, nessuna delle condanne inflitte si avvicina a tale numero che, in teoria, andrebbe aumentato in base alle varie colpe.
    Quindi, per ogni singolo imputato, fare un po’ di giustizia significherebbe aggiungergli 12 anni di carcere. E sottolineo “un po’”.
    Il problema rimane quello di cosa faranno simili individui una volta scontata la pena: diventeranno onesti lavoratori? I loro cuori diventeranno teneri come quelli di un peluche anni ‘80? Oppure andranno a cercare l’imprenditore e chi li ha condannati e gliela faranno pagare cara? È gente spietata, ricordatelo.
    Ecco perché, cari politici e magistrati, l’ergastolo è l’unica condanna sensata per i mafiosi! Non date loro la possibilità di vendicarsi, di reagire, di riorganizzarsi. Sopprimeteli una volta per tutte!
    La Sicilia, l’Italia e il mondo intero vi ringrazieranno del lavoro svolto.

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