Cosa ci insegna il trionfo dei Red Sox

95047.it E certo che adesso saltano tutti sul carro del vincitore. Anche chi, come il sottoscritto, non ha poi mica tutta questa dimestichezza con mazze, guantoni, inning e strike. Ma, almeno per una volta, il riscoprirsi tutti appassionati della prima ora del miracolo “beisbol” targato Red Sox ci restituisce qualcosa di positivo. Non si tratta del consueto sciacallaggio modaiolo del “io sono un tifoso della prima ora” o dell’improvviso selfismo spinto al Warriors fields. No. Per una volta siamo convinti dell’esatto contrario. Ovvero, che una vittoria così imponente e tuttosommato inaspettata (chi lo avrebbe pensato ad inizio di stagione?) sia stata la meravigliosa occasione per risvegliare buona parte di quell’orgoglio paternese che era sopito da anni.
 Non è certo il caso di riproporre saggi di antropologia: ma la comunità paternese, anche e sopratutto chi non mangia di sport, un sussulto di unità ieri lo ha avuto quando ha saputo che i Red Sox paternesi avevano vinto il campionato della Serie A di baseball.
L’istinto, ieri, era quello di abbracciare tutti: uno per uno. Per ringraziarli di un sogno. Di averci regalato la storia. Una vittoria, non a caso, in rimonta: proprio perchè nessuno ti regala niente.

img-20161002-wa0063Una mazza ed una palla per regalare il miracolo di un istante condiviso più di altri. Ma tutto questo non è accaduto per caso. In realtà, è fuori luogo parlare persino di miracolo: perché dal cielo non è caduto nulla.
I Red Sox con il suo staff tecnico, con i giocatori ed i loro sacrifici, con la dirigenza non si sono improvvisati in nulla: è stata la programmazione a fare la differenza. La dimostrazione che l’impegno costante è ancora un valore.

Macché caso. Ma quale fatalità. Il talento (sul diamante) accompagnato alla volontà di arrivare fino in fondo del gruppo dirigente sono stati l’antidoto a promesse e chiacchiere: i Red Sox hanno fatto sul serio. Ed anche quando i denari hanno messo in discussione persino la disputa di alcune trasferte, ci si è alzati le maniche e si è andati avanti. Anche di fronte a pezzi di città rimasti indifferenti.

Dai Red Sox ci arriva una bella lezione. Che ha il sapore del trionfo e dell’umiltà. E che, a proposito di programmazione, ci proietta nella prossima ambiziosa e, per certi versi, destabilizzante sfida: quella di dare ancora più continuità al movimento. Già da oggi occorrerà pensare a come sostenere economicamente la prossima stagione di un roster che è diventato un patrimonio.
Finita la sbornia, saremo ancora tutti Red Sox?

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