Da Giarre a Paternò: il disastro della sanità e la connivenza della politica

95047.it Una volta ancora, nella terra del “tutto è consentito”, ha avuto la meglio il potere. Col suo proselitismo di carte bollate e divagazioni. La potestà che mangia di magro per la quaresima e che si veste di nero per il tempo necessario del lutto, per pulirsi la coscienza. E’ accaduto di nuovo. E’ accaduto a pochi chilometri da noi, a Giarre. Una donna morta (la cronaca meriterebbe un approfondimento a parte) dove si è deciso di ridimensionare l’ospedale con tutto quello che ne consegue: con lo scippo del Pronto soccorso. “Rifunzionalizzare” è stata la parola utilizzata dalla malapolitica e dai burocrati per ammaliare la gente di Giarre. Guardacaso quella stessa parolina magica utilizzata dall’ex direttore generale Ida Grossi quando venne a Paternò in una grottesca mattina di aprile. “Rifunzionalizzare”: bastava questa parolina per dare il via alla sinfonia dei pifferai con il potere seduto al tavolo che applaudiva (non tutti, per fortuna) e calava la testa. Ve lo diciamo noi che significa “rifunzionalizzare”: significa tagliare, chiudere, togliere i servizi alla gente, depotenziare il presidio sanitario.

E del resto, la politica è complice di se stessa. In altre faccende affaccendata, ha i suoi pascoli clientelari da curare, specialmente sotto minaccia di possibili elezioni, dunque non può occuparsi della vita e della morte delle persone.
Paternò come Giarre. Qui con un colpo di mano è stato portato via il Pronto soccorso (e venerdì la Borsellino proverà a rimediare, doveva prima scapparci il morto): a Paternò è lo stesso. Portata via l’ostetricia, è stato deciso che il Pronto Soccorso verrà trasferito tra qualche tempo a Biancavilla.

La politica nel frattempo ha fatto a scaricabarile. Ovviamente, anche quella locale che, fatte salvo le dovute eccezioni, ha incolpato chi c’era prima (e ci può stare, purché non resti – com’è accaduto – con le mani in mano) ed esultato per le briciole di elemosina da 650 mila euro che il direttore precedente ha sbavato sui paternesi. Quella stessa politica che ha avuto il coraggio barbaro di insinuare con veleno che il Comitato per la difesa dell’ospedale facesse politica. E’ storia nota: il sistema si sente attaccato nel proprio ruolo e reagisce. Sente di perdere il proprio potere e attacca nel modo più meschino. Anche la stampa che “osa” occuparsi di queste vicende è etichettata subdolamente con “facente politica”.
Di santini elettorali all’interno del Comitato e delle redazioni non ne abbiamo visti girare: di ipocrisia nelle stanze dei bottoni delle istituzioni paternesi, in compenso, ne abbiamo vista scorrere a fiumi. Vi meritereste una “rifunzionalizzazione” applicata alla politica. Perdonate la battuta ma non vogliamo scherzarci sù: la questione è serissima. C’è chi fa finta di non accorgersene: mentre voi rifunzionalizzate, le persone muoiono.

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4 Comments

  1. Carissimo WBM hai perfettamente ragione ma adesso bisogna reagire se pensiamo sempre a Lombardo o a Crocetta il nostro ospedale sarà chiuso.Io penso che bisogna reagire senza dimenticare la storia

    1. Certo, la battaglia va combattuta, e l’ospedale e i suoi 1000 anni di storia che corrispondono pressappoco a quelli della nostra città, vanno difesi col coltello tra i denti. Se sarà necessario, la battaglia va combattuta contro chi ha creato questa situazione, perché gli abusi vanno combattuti non subiti, e la comunità paternese non deve rassegnarsi.

      Distinti saluti.

  2. La politica locale paternese ha più responsabilità di tutte sulla questione ospedale, diciamocelo apertamente, che é costituita per un buon 90% (non dico tutti per non essre troppo severo) da parolai, lestofanti e parassiti mangiapane a tradimento.

    Ogni volta che si svolgono le amministrative, vediamo affissi sui cartelloni e sui muri (imbrattati) un sacco di manifesti elettorali, vediamo circolare un numero ancor più elevato di “santini” con le facce dei candidati, e quando ci si reca al seggio per votare, liste lunghissime di candidati al consiglio comunale. Tutti desiderosi di contribuire alla rinascita della città? Ma nemmeno per sogno, sono tutti attratti dalla prospettiva di percepire l’indennità fissa da consigliere e i gettoni di presenza per le commissioni consiliari, che tanto stanno facendo discutere a livello nazionale, con i vari scandali “gettonopoli” scoppiati da Nord a Sud.

    Personalmente da cittadino mi sento maggiormente derubato da quei consiglieri e in generale amministratori che da privati cittadini svolgono l’attività di impiegati pubblici, essendo costoro stipendiati per due volte dallo stato, coi soldi che i cittadini versano all’erario sotto forma di tasse: nel consiglio comunale di Paternò casi del genere sono numerosi, e addirittura una parte di loro lavora proprio al nostro ospedale, quello stesso ospedale che con la loro inerzia e menefreghismo stanno contribuendo a far chiudere.

    Riferendomi proprio a questi ultimi, invito i miei concittadini a diffidare proprio da loro: recitano solo la parte di quelli che vogliono salvare il nostro ospedale, in realtà non gliene può fregare di meno. Se l’ospedale di Paternò rimane aperto o chiude per loro cambia nulla, perché essendo dipendenti ASP, in caso di chiusura verrebbero trasferiti in altri presidi ospedalieri a svolgere le medesime o altre mansioni, e manterrebbero il loro stipendio (o franza o spagna purché se magna!). Sappiamo tutti quanto chi fa politica lo fa per fare gli interessi personali propri e delle persone ad esso collegate, piuttosto che per operare nell’interesse collettivo, quindi fidatevi.

    Un’analogia tra i casi degli ospedali di Giarre e Paternò, secondo me esiste anche sul piano politico. L’ospedale giarrese ha cominciato a venir declassato nel 2001, ma il suo smantellamento lo si é avuto col governo regionale Lombardo, e fino a due anni fa il sindaco era proprio del MpA. Attualmente a Paternò abbiamo una situazione simile, perché anche in questo caso sindaco e governatore regionale sono della stessa area politica, e ciò nonostante l’opera di smantellamento del nosocomio avviata da Lombardo, sta proseguendo e si sta materializzando con Crocetta.

    Mangano e il PD tutto, preparatevi psicologicamente a subire una sonora sconfitta alle amministrative del 2017, perché state dimostrando di essere i peggiori in assoluto (non solo qui a Paternò).

  3. Carissimo Direttore hai fatto un’analisi chiarissima della situazione della sanità del nostro territorio e dell’ospedale di Paterno’ La chiusura del punto nascita di Paterno’ e la chiusura del Pronto Soccorso di Giarre non l’ha deciso la Grossi ma la classe politica che molti politici paternesi ci stanno a braccetto e che non sono riusciti nemmeno a fissare un appuntamento con la Commissione sanità per discutere la situazione dell’ospedale e sopratutto la rifunzionalizzazione del Pronto Soccorso .L’ospedale di Paterno’ dal 01/01/2017 farà la stessa fine di quello di Giarre (che si sono svegliati un po’ tardi per cercare di capire cosa sarebbe successo senza il Pronto Soccorso) quindi se non vogliamo che questo si ripeta su Paterno’ cerchiamo di reagire ripercorrendo la strada che il Comitato a difesa dell’ospedale aveva fatto all’inizio che poi è stato frenato con l’intervento di qualche politico che hanno fatto in modo che il Comitato allentasse la propria azione di lotta perché la politica locale si è vista scavalcata e che purtroppo si ci è cascati.Quindi sarebbe opportuno che il Comitato riprenda il proprio ruolo che i cittadini paternesi gli hanno riconosciuto per le loro azioni di lotta invischiandosene della politica locale troppa “scarsa” per capire che il nostro ospedale dal 2017 non ci sarà più . A N D I A M O A V A N T I !!!!!!!!!!!!!!’

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