ETNA, 40 ANNI FA L’APERTURA DELLA BOCCA NUOVA: TRAGICA ESPLOSIONE CHE CAUSÒ 9 MORTI

Gli anni 70 e 80 del secolo scorso sono stati un periodo “agitatissimo” per l’Etna, con tante pericolose eruzioni laterali, molte delle quali hanno causato danni a manufatti e terreni, e alcune delle quali hanno perfino minacciato seriamente centri abitati sui fianchi del vulcano. Fra tutte queste eruzioni, una delle più drammatiche, più complesse, ma meno conosciute è quella di agosto 1979, che, seppure per un breve periodo, mise in altissimo pericolo il piccolo abitato di Fornazzo, sul versante orientale etneo, e produsse i primi violenti episodi parossistici dall’allora giovanissimo Cratere di Sud-Est. Certamente, fra i fattori che rendono “oscura” la memoria di questo evento, si annovera la tragedia che si verificò poco tempo dopo, il 12 settembre 1979, al cratere Bocca Nuova, uno dei crateri sommitali dell’Etna.

L’eruzione dell’agosto 1979

Già dal mese di giugno 1979, si era osservato un graduale aumento dell’attività in cima al vulcano, che si era intensificata a metà luglio. Nel cratere Voragine, un lago di lava stava producendo delle spettacolari bolle che esplodevano fragorosamente,, mentre sul fondo del Cratere di Sud-Est, dopo circa 8 mesi di calma, era cominciata una modesta attività stromboliana. Infine, anche il cratere Bocca Nuova era sede di attività stromboliana .

Nel pomeriggio del 3 agosto, l’attività stromboliana al Cratere di Sud-Est si intensificò rapidamente , passando ad alte fontane di lava e generando un pennacchio di gas e materiale piroclastico alto diversi chilometri. Il vento soffiava verso sud-sudest, portando la cenere vulcanica in direzione di Catania (dove per la prima volta nella storia fu chiuso l’aeroporto di Fontanarossa) e fino a Siracusa, a circa 90 km di distanza

Nella serata, si è aperta una frattura eruttiva a valle del Cratere di Sud-Est, dalla quale si sono riversate diverse colate di lava sulla parete occidentale della Valle del Bove; durante la notte, nella colonna eruttiva si è osservato una spettacolare tempesta elettrica

Nelle prime ore del 4 agosto, una nuova fessura eruttiva lunga circa un chilometro si è aperta nella parte settentrionale della Valle del Bove, nei pressi di Monte Simone (un cratere formatosi nel 1811-1812), fra 1850 e 1700 m di quota. L’emissione di lava ad alto tasso ha generato una colata che si è rapidamente riversata verso valle, costeggiando la parete settentrionale della Valle del Bove; in poche ore il fronte lavico aveva raggiunto l’uscita della Valle nei pressi di Monte Fontane, stringendosi nello stretto canalone di Pietracannone.

In poche ore, la lava raggiunse la strada “Mareneve”, che collegava l’abitato di Fornazzo al Rifugio Citelli, interrompendola esattamente all’altezza di una piccola cappella, che era stata costruita pochi anni prima come ringraziamento per la scampata distruzione di Fornazzo durante l’eruzione del 1971. Nel frattempo, si era dato ordine per l’evacuazione del paesino  – la terza volta in meno di 30 anni dopo le evacuazioni del 1950 e del 1971. Infine furono distrutte solo alcune piccole case di campagna (Figura 8d); la lava si arrestò a poche centinaia di metri da Fornazzo, dopo aver percorso più di 6 km dalle bocche eruttive e parzialmente invaso la cappella.

Questa fu l’ultima volta, fino a oggi, che fu emesso un ordine ufficiale di evacuazione a causa di un’eruzione dell’Etna. Ciò significa che più di una generazione di abitanti del vulcano non ha mai vissuto, da vicino o lontano, un’evacuazione.
Dopo alcune ore di apparente calma, nella giornata del 5 agosto, la situazione divenne nuovamente drammatica e sempre più complessa.

Mentre si stava scatenando un nuovo episodio parossistico al Cratere di Sud-Est con fontane di lava alte 400 m e una colonna eruttiva ancora più alta, nuove bocche eruttive si aprivano nella parete occidentale della Valle del Bove e successivamente nella Valle del Leone.

Infine, verso le ore 20:30, la lava cominciò a uscire da una piccola fessura eruttiva sulla parete esterna settentrionale della Valle del Bove, in area Rocca della Valle, seguendo esattamente la frattura eruttiva del 1928. L’attività in questo luogo fu di breve durata; la colata lavica raggiunse una lunghezza di circa un chilometro e si arrestò a soli 50 m dalla strada per il Rifugio Citelli, ad una quota di 1725 m.

Nei giorni successivi, l’attività eruttiva alle bocche in Valle del Bove e Valle del Leone diminuì progressivamente e l’eruzione finì il 9 agosto, dopo aver emesso circa 7-8 milioni di metri cubi di lava. Nelle fasi culminanti, il 3 e il 4 agosto, i tassi effusivi furono insolitamente alti (nell’ordine di centinaia di metri cubi di lava al secondo), producendo l’avanzamento rapidissimo della colata lavica che arrivò quasi a Fornazzo. Un simile scenario si sarebbe visto solo un anno e mezzo dopo, a marzo 1981, sul versante settentrionale nei pressi della cittadina di Randazzo.

L’esplosione della Bocca Nuova, 12 settembre 1979

Dopo l’eruzione di agosto, l’Etna è rimasto in uno stato di relativa calma. Il 2 settembre 1979 è avvenuto un crollo nella parete craterica del cratere Bocca Nuova, che potrebbe avere occluso il condotto. Nei giorni successivi, dallo stesso cratere si sono alzati spettacolari pennacchi di vapore, riportati anche dai media internazionali. Inoltre, nel mattino del 12 settembre, un gruppo di vulcanologi britannici che stava eseguendo rilievi di clinometria in area sommitale, ha registrato un cospicuo segnale di tremore vulcanico, interpretandolo come possibile precursore di una ripresa dell’attività eruttiva sommitale. Dopo poco tempo, però, questo tremore vulcanico è terminato.

Alle ore 17:47, mentre sull’orlo della Bocca Nuova era presente un gruppo di circa 150 turisti, un’esplosione di vapore ha espulso cenere e una grande quantità di blocchi lavici, di dimensioni variabili da diverse decine di centimetri ad alcuni metri, che sono caduti nel raggio di circa 400 metri soprattutto nel settore nord-occidentale dell’orlo craterico. Un pennacchio scuro di cenere e vapore si è alzato per chilometri sopra la cima dell’Etna. I turisti e le guide che li accompagnavano si diedero alla fuga, tentando di raggiungere i veicoli fuoristrada posteggiati in un’area di sosta a circa 300 m di distanza dal luogo in cui si trovavano, o correndo verso quote più basse.

Nell’area di ricaduta dei blocchi, tutti i mezzi fuoristrada delle guide furono danneggiati; blocchi con diametri di 25-30 cm coprivano il suolo a distanza di pochi metri fra di loro, mentre blocchi di circa 10 cm erano più abbondanti.

Purtroppo, il bilancio di questo evento fu tragico: 9 turisti morti, 23 persone ferite, fra cui anche alcune delle guide. Erano passati 70 anni dall’ultimo incidente mortale sull’Etna, quando una simile esplosione al Cratere di Nord-Est il 2 agosto 1929 aveva ucciso due scalatori.

Dal punto di vista vulcanologico, queste esplosioni sono eventi poco significativi, che lasciano depositi irriconoscibili nel record geologico (il volume di materiale roccioso emesso dall’esplosione del 12 settembre 1979 era di qualche centinaio di metri cubi, e si tratta, del resto, esclusivamente di materiale vecchio o “litico”, senza coinvolgimento di magma nuovo). La loro pericolosità deriva dal fatto che avvengono istantaneamente, senza precursori chiari e affidabili.

La tragedia del 12 settembre 1979 fu seguita da forti polemiche fra vulcanologi italiani, britannici e francesi, nonché da vicende giuridiche, che determinarono anche un drastico cambiamento nella gestione della fruizione turistica dell’area sommitale etnea. Il vulcano stesso proseguiva pochi mesi dopo con la sua straordinaria attività di quegli anni, con il risveglio dei crateri sommitali nella primavera del 1980 e successivamente con la drammatica eruzione di fianco di marzo 1981. Ma quella è un’altra storia.

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