La Corte dei Conti ci bacchetta

95047.it Quattro pagine dalle quali il Comune non ne esce proprio con considerazioni edulcorate. La Corte dei Conti non ci va leggera e sul fronte dei conti avanza una serie di criticità dovute anche la fatto che dal palazzo municipale, nessuno ha inviato una relazione (così come disposto dalla legge) che spiegasse come (e se) si stia applicando il piano di razionalizzazione finanziario.
Di seguito, in maniera asettica e senza alcun commento, le considerazioni dei magistrati contabili.

“Il Comune di Paternò ha trasmesso in data 23 dicembre 2015 il piano di razionalizzazione delle partecipazioni societarie. In sede istruttoria, sono state evidenziate alcune criticità riconducibii, innanzitutto, al mancato rispetto del termine fissato dalla legge per l’approvazione del predetto. Inoltre la scelta sul mantenimento o sulla dismissione delle partecipazioni societarie non risulta adeguatamente supportata dalla necessaria motivazione ed il piano di razionalizzazione trasmesso risulta sprovvisto della relazione a corredo dello stesso.
Infine, contrariamente a quanto prescritto, non risulta trasmessa, entro il 31 marzo 2016, la relazione sui risultati conseguiti per effetto delle misure contenute nel piano di razionalizzazione.

Il Collegio rileva, innanzitutto, che, come già evidenziato nella deliberazione n. 61/2016 di questa Sezione, nelle amministrazioni locali la competenza a definire il piano di razionalizzazione risulta intestata, nel rispetto delle norme dettate dall’articolo 32 della legge del 1990, come recepita dal legislatore regionale, al consiglio comunale, che sarebbe dovuto procedere alla stesura e alla successiva approvazione del piano di razionalizzazione delle partecipazioni societarie.

Ad avviso del Collegio, il piano predisposto non contiene alcuna esplicitazione delle ragioni del mantenimento delle partecipazioni, sia con riferimento alla essenzialità, considerando anche la necessità del ricorso all’esternalizzazione, sia con riferimento all’utilità, sul piano economico finanziario, valutando in modo specifico e dettagliato i dati contabili riferiti alle predette partecipazioni escludendo quelle aventi carattere obbligatorio.

Non risulto fornito alcun dato sul numero dei dipendenti e degli amministratori delle suddette società partecipate, come anche sui risultati di esercizio contabilizzati né su eventuali conseguenti azioni dirette a favorire possibili interventi, nel rispetto delle indicazioni del legislatore, per attuare misure di riorganizzazione e previsione della spesa attraverso riduzioni degli organi e delle strutture aziendali ovvero tramite il contenimento delle remunerazioni elargite ad amministratori e dipendenti.

Risulta assolutamente carente un’analisi volta a giustificare le scelte compiute attraverso la considerazione di costi di gestione e degli eventuali benefici fruiti dall’ente anche nell’ottica della nella necessaria motivazione delle scelte di mantenimento delle partecipazioni, che appare in ogni caso necessaria in carenza con i principi di buon andamento e legalità posti dall’articolo 97 della Costituzione.

Il Collegio rileva inoltre che i predetti avrebbero dovuto trovare la necessaria esplicitazione nella relazione tecnica a corredo del piano di razionalizzazione che non è stata allegata al piano trasmesso così come risulta non giustificabile la mancata trasmissione della relazione sui risultati conseguiti alla data del 31 marzo 2016, circostanza che non consente di valutare gli effetti prodotti dalle misure di razionalizzazione programmate dall’ente.

LA CONCLUSIONE. La Corte dei Conti accerta la presenza, nei termini evidenziati, dei sopra menzionati profili di criticità”.