Le ultime dalle Salinelle

95047.it Le ultime manifestazioni dei vulcani di fango hanno attirato interesse e curiosità attorno a questo millenario fenomeno eruttivo di acqua, fango e gas. La novità di queste ultime manifestazioni è dovuta alla ubicazione apicale sulla collina di San Marco (o dei Cappucini) la quale costituisce un piccolo edificio vulcanico, come l’edificio vulcanico che forma la Collina Storica. La parte settentrionale della collina di San Marco ospita usualmente numerosi vulcanetti di fango, la cui esistenza è limitata nel tempo da una settimana a parecchi mesi; alcune bocche emettono fango anche per più di un anno, come quella che insiste  al centro del piazzale ubicato alle spalle dello Stadio Salinelle (questo ultimo interessato da diversi punti di emissione ai piedi della tribuna B).

Le nuove bocche si sono originate nella parte apicale della collina, dove vi è, da oltre un quarantennio, un gruppo di costruzioni, e precisamente a ridosso dei muri di confine (agosto 2015) e dentro il cortile a ridosso dell’ingresso di una casa. Da diverse testimonianze risulta che in questa area erano conosciute sino ad un settantennio fa alcune bocche che emettevano acqua e fango, che venivano prelevati sia a fini medico terapeutici che per la impermeabilizzazione dei zappeddi nelle canalette adduttrici di acque.
La memoria umana, quindi, ha dimenticato la presenza di manifestazioni in quella zona apicale della collina, sebbene nei pressi della casa interessata dai fenomeni attuali alcuni studiosi hanno osservato nell’ultimo decennio la presenza di una bocca caratterizzata da emissioni di modesti quantitativi di acqua, talora accompagnate da prevalenti emissioni di fango. Una particolarità di queste ultime manifestazioni è la abbondante emissione di fango, talora tiepido (20° C), e la presenza di oli minerali. Si stima che in circa due ore dalle prime manifestazione della sera del 7 gennaio
u.s. si siano sversati circa 30 metri cubi di fango. Usualmente da una bocca eruttiva in piena attività non fuoriesce più di un metro cubo/giorno di fango. Lo scalpore dell’evento verificatosi in prossimità delle abitazioni ha suscitato l’interesse dei Media e degli studiosi; per questi ultimi, ovviamente, il fenomeno in quanto tale non è nuovo, né risulta che sia stata riscontrata la presenza di gas nocivi per gli abitanti.

Ci si è posta la domanda sulla pericolosità del fenomeno in specie per gli abitanti della zona e della casa interessata dalle bocche eruttive di fango. Contrariamente a quanto possa credersi data la fuoriuscita di fango, le abitazioni del luogo alloggiano le fondazioni su terreni litoidi lavici che hanno uno spessore superiore a diverse decine di metri (alcuni stimano oltre 100 metri). L’edificio interessato dalle bocche eruttive di fango, oltre ad avere le fondazioni insistenti su roccia, non presenta al momento alcuna lineazione nelle strutture che faccia prefigurare una instabilità.
Tuttavia, oltre agli studiosi e ai curiosi, a commentare il fenomeno vi sono stati anche interventi di tecnici liberi professionisti, i quali nel recente passato hanno eseguito, per conto proprio o per conto di Istituzioni pubbliche (vedi progetto Vigor) studi sul potenziale geotermico di alcune aree in alcune regioni del Sud Italia suscitando interessi e curiosità nella popolazione.
La percezione degli interventi, leggendo comunicati e dichiarazioni stampa, è che l’area possiede un grado di pericolosità tale da attivare subito una serie di indagini e monitoraggi finalizzati alla costruzione di un modello geologico che escluda o meno la pericolosità dell’area su cui insistono le abitazioni; altri interventi invece ipotizzano
una serie di carotaggi, spinti a profondità incerte, che favoriscano la degassazione. Tali perforazioni, a nostro avviso, potrebbero rischiare di essere persino pericolose in quanto la risalita di gas e fango potrebbe risultare maggiore del previsto se non addirittura incontrollabile; a tal proposito si ricorda come una trivellazione per
la ricerca di idrocarburi nell’Isola di Giava nel 2006, abbia provocato la risalta incontrollata di milioni di metri cubi di fango con la conseguente distruzione di interi villaggi.

Negli ultimi anni è aumentata la sensibilità scientifica ed amministrativa sulle Salinelle, presenti in un ampio comprensorio territoriale oltre quelle di Paternò (Salinelle Cappuccini, Salinelle del Fiume in territorio di Paternò; Salinelle di San Biagio o Vallone Salato nel territorio di Belpasso). È recente la istituzione del Geosito per quelle di Paternò ed è di prossimo Decreto Reg.le quello per Belpasso. Da circa settanta anni il fenomeno naturale è stato oggetto, a più riprese, di studi scientifici a carattere principalmente geologico e geochimico, i cui risultati si trovano pubblicati in numerose e prestigiose riviste e atti
di convegni che hanno definito a grandi linee il modello geologico strutturale dei siti di Paternò e Belpasso.
Lasciamo quindi che la comunità scientifica prosegua negli studi finalizzati all’approfondimento delle conoscenze finora acquisite e auspichiamo che le amministrazioni comunali di Paternò e Belpasso si adoperino maggiormente sul fronte della tutela e fruizione informata delle aree interessate dal fenomeno naturale, e che incentivino ulteriori attività di ricerca che consentano di definire il loro potenziale geotermico anche indagando sulle antiche peculiarità medico terapeutico per le quali erano conosciute e fruite in un recente passato.

Da parte nostra oltre a meravigliarci ed apprezzare queste manifestazioni della natura siamo disponibili a sostenere tutte le iniziative della loro valorizzazione.

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