L’importanza di essere Busacca: quel canto che ci fa uscire dal buio

L’importanza di essere Busacca: quel canto che ci fa uscire dal buio

95047.it Le piazze, dalla Sicilia alla Puglia, vennero bandite a Ciccio Busacca. Fu volere della mafia. Di quella montagna di merda che temeva i messaggi forti e le storie cariche di verità e giustizia che uno come Ciccio Busacca portava in giro per le piazze siciliane. Per le piazze del Mezzogiorno. Un cantastorie che era anche un “giornalista” prima che la televisione prendesse il sopravvento su ogni cosa.
Poi, arrivò il Premio Nobel Dario Fò che portò con sé Ciccio Busacca: “Non ti preoccupare. A me m’hanno buttato fuori dalla televisione: ci mettiamo insieme e facciamo teatro”. Andò così. Non è una leggenda. E’ storia vera. Di quelle che ti rendono orgoglioso e fiero di essere un figlio di questa terra.

Quella stessa fierezza che si prova incontrando i figli dei fratelli Busacca. Di Ciccio e Nino. Incontrare Paolo (che oggi vive al nord Italia) e Cettina è una esperienza che ti riempie di vita. Di metterti in gioco. Di raccontare una Paternò ed una terra che vuole scommettersi e graffiare l’anima del nostro talento. 
Forse non è un caso averli incontrati. Forse ci sono qualità e forse ci sono abnegazioni carsiche che praticamente mai accedono alla ribalta dell’informazione. Tocca a noi rispolverare tutto. Quell’arte dei cantastorie che un tempo erano le speranze di un popolo che spesso pensava e pensa ancora a sé come una stirpe di clandestini, in balìa del mare.

“Si può dire che sono nato con la chitarra in mano. Già a cinque anni sapevo suonarla senza che nessuno me l’avesse insegnato: andavo in giro con mio padre. L’ho fatto fino a 17 anni. Era una Paternò, era una Sicilia diversa: fu una esperienza incredibile”, racconta un appassionato Paolo Busacca.
“Quanto hai sofferto per la perdita di tuo padre?”, irrompe da ottima giornalista, Cettina. “Lo vedevo poco per il lavoro che faceva: ma è stata una mancanza davvero forte”.

Nel frattempo, pronto c’è anche un memorial intitolato a Paolo Busacca ed alla figura di Ciccio (per il prossimo anno): due fratelli, di una famiglia di sei figli, affiatati e pieni d’affetto.
Prima però c’è un appuntamento di grande spessore: “Domenica 11 saremo al Teatro Politeama di Palermo – conclude Cettina Busacca – a celebrare le tre B: Ballistreri, Busacca, Buttitta. Ci saremo tutti i figli e presenteremo i nostri racconti. Le nostre suonate. Le nostre cantate”.
Quelle note che sono un tornare a spalancare lo sguardo. Uscire dal buio. Svegliarsi dal sonno.
Grazie Cettina. Grazie Paolo.

1 Commento

  • Fantastico e tempestivo Antony Distefano .Grazie per tutto ciò che hai riportato in un foglio bianco così da renderlo colorato di espressione e rabbia Sicula ;rilanciando e riaffeemando l’esistenza dei due grandi fratelli Nino e Ciccio Busacca i cantastorie nati da Paolo Busaccanella loro culla dei Cantastorie Paternò! ! Grazie ancora Antony Distefano.

I commenti sono chiusi.