L’inchino finisce all’antimafia, Musumeci: “Chiuderemo l’inchiesta in pochi mesi”

L’inchino finisce all’antimafia, Musumeci: “Chiuderemo l’inchiesta in pochi mesi”

95047.it All’attenzione della Commissione regionale anti-mafia, presieduta da Nello Musumeci, è finito l’inchino della varetta davanti casa del figlio del boss. Tutto sarebbe scattato da una denuncia fatta recapitare direttamente alla commissione palermitana. E’ chiaro che quello del quale si vuole venire a conoscenza è se vi siano mai stati possibili rapporti personali tra la politica ed i protagonisti della vicenda. Altrettanto chiaro è che gli sviluppi legati all’indagine sarebbero solo ed esclusivamente di natura politica e su quelle che sarebbero state le successive azioni amministrative.

Ecco la dichiarazione del presidente Musumeci raccolta al termine del consiglio comunale sulla sicurezza tenutosi questo pomeriggio ad Adrano:
“Ovviamente non posso dire moltissimo. Abbiamo aperto l’inchiesta già alcune settimane fa: stiamo raccogliendo carte, documenti filmati e fotografici. Ascolteremo politici, amministratori, consiglieri: ascolteremo anche burocrati. Quello che a noi interessa capire è se il ceto politico e burocratico di Paternò in quella vicenda dell’inchino ha subito pressioni o condizionamenti da parte di elementi o ambienti malavitosi e criminali. Ma vogliamo anche capire se la risposta della burocrazia e della politica sia stata dettata da complicità, da paura o da connivenza. Il nostro compito è questo. Pensiamo di concludere la nostra indagine nel giro di qualche mese: abbiamo assegnato ad una sotto-commissione l’incarico di occuparsi delle audizioni”.

1 Commento

  • Il problema della lotta alla mafia – politica a parte – è il sistema che si usa per debellarla: tranne rari casi, infatti, intere famiglie hanno nel sangue la cultura mafiosa e non ha senso attendere che la moglie, i figli o i parenti più stretti si riorganizzino per continuare i loro sporchi affari.
    Prevenire è meglio che curare, la soluzione sarebbe dunque – prove necessarie alla mano, naturalmente, come quella dell’«inchino» di Paternò o del recente striscione di Catania dedicato a un boss della droga – quella di estirpare dal territorio ogni singolo componente delle “famiglie” coinvolto in maniera diretta o indiretta. L’antimafia conosce bene nomi e cognomi, cosa aspetta? Altrimenti saranno sempre punto e a capo e l’Italia, il Meridione in particolare, non diverrà mai un terra perfetta come il suo clima e il suo paesaggio. La mafia blocca il nostro sviluppo a livello economico e sociale, poiché essa stessa è composta da persone sottosviluppate che usano la violenza per dare un senso alle loro miserabili esistenze; inoltre danno un significato distorto al termine “onore”: non rendendosi conto, invece, che attirano su di sé il disprezzo e l’odio più profondo da parte dell’intera comunità (quella sviluppata).

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