PATERNO’: LETTERA APERTA DI UNA NOSTRA LETTRICE “AUDITORIUM CHE VERGOGNA!”

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta ricevuta da una nostra lettrice:

Con questa lettera-denuncia, credo di dare voce a tutti coloro i quali, in questi giorni, hanno assistito alla realizzazione delle recite di fine anno scolastico dei propri figli, e nipoti, presso l’Auditorium, rimasto, a quanto pare, l’unico luogo ove è possibile svolgere tali attività (nonostante Paternò conti quasi 60 mila abitanti e nonostante siano stati spesi soldi per ripristinare certi teatri, vedasi teatro “S. Barbara”).

Da cittadina, prima di tutto, pongo una domanda a cui, ormai da anni, attendiamo risposte mai pervenute: a chi spetta la gestione dell’Auditorium?

È umano assistere a recite pomeridiane in periodi come questi, quando già all’ombra si registrano 30 gradi e più, senza l’adeguato condizionamento dei locali, la mancanza del rispetto delle elementari norme di sicurezza, nonché, per di più, la rispettosa pulizia del luogo stesso?

Non è chiaro, infatti, se vi sia un rimpallo di responsabilità tra la scuola, nello specifico I.C. “Don Milani”, e il comune; o se, ancora una volta, siamo “vittime” di un sistema che ormai da tempo fa acqua da tutte le parti.

Perché, anche se la gestione spettasse alla scuola e quest’ultima, suo malgrado, venisse meno ai propri doveri, non dobbiamo dimenticare che il garante di una comunità civile è colui che dal popolo stesso viene eletto, cioè il Sindaco, il quale, in molteplici sue interviste, non fa altro che ribadire “continuiamo a lavorare con umiltà e determinazione.

Le nostre Scuole la priorità”.

Noi, fino ad oggi, soprattutto a tutela dei nostri figli, futuro di questa città “morente”, purtroppo, non abbiamo visto i fatti (vedasi, anche, le condizioni in cui versano gli spazi antistanti le scuole, nonché la palestra della zona Ardizzone).

Ma vi è di più: se malauguratamente l’Auditorium fosse un luogo inagibile, così com’è giunta voce dopo le rimostranze fatte, allora siamo stati presi doppiamente in giro, atteso che per l’utilizzo del luogo vengono chiesti soldi.

Per cui, sempre a tutela dei nostri figli, chiediamo chiarezza e che non accada più ciò a cui abbiamo dovuto assistere in questi giorni e da anni, ormai.

Una zia indignata…Silvia Puglisi

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1 Comment

  1. Condivido in pieno quando scrive la Sig.ra Puglisi, cosa ci aspettiamo in una comunità dove qualcuno nelle cerimonie di circosrtanza chiama ancora città, dove non è obbligatorio usare il casco e tante altre cose obbligatorie di senzo civico. In questi giorni tutte le nostre numerose associazioni sono costrette a emigrare per effettuare i saggi di fine anno. Silvio Trovato.

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