Una storia agghiacciante: era stato accusato di violenza sessuale ma si è trattato di uno scambio di persona

95047.it Essere scambiato per un altro. Finire sulla gogna mediatica che tutto tritura senza alcuna possibilità d’appello, sapendo di non c’entrare nulla con i fatti che gli inquirenti avevano provato a dimostrare senza alcuna prova che fosse davvero schiacciante. L’incubo del 29enne paternese Giuliano Salpietro si materializza, di colpo, lo scorso 21 settembre quando finisce ai domiciliari per una storia di violenza sessuale. Tutto parte da ancora prima quando – era l’alba dello scorso 29 luglio – a Taormina una donna di presenta in questura denunciando di avere subito violenza sessuale. La vittima descrive il suo aggressore, quale un soggetto “giovane, alto meno di 1 metro e 80, meno di trent’anni, carnagione chiara, mi sembra di ricordare che portasse un cappello, quindi non so il colore dei capelli, credo che indossasse dei pantaloni bianchi, siciliano ma non so dire se fosse di Taormina, probabilmente no: dico che era siciliano perchè l’ho sentito parlare quando, nel tentativo di violentarmi mi diceva “stai zitta” e “ferma”…indossava una camicia a maniche corte”. Da lì, cominciava il calvario di Giuliano: la cui unica colpa era stata quella di indossare un abbigliamento simile all’aggressore e di trovarsi in quelle ore (erano all’incirca le 5 del mattino) nelle vicinanze rispetto a dove è avvenuto il tentativo di stupro. Le telecamere piazzate lungo il tragitto ed il racconto di un testimone ritenuto attendibile, hanno fatto il resto.

Ebbene, dopo avere passato giornate intere agli arresti domiciliari, oggi si viene a scoprire che si è trattato di uno scambio di persona. Giuliano Salpietro, infatti, non indossava alcun cappellino; il colore delle scarpe non coincide con quelle descritte dal testimone così come la descrizione stessa della camicia. Altro particolare: Giuliano è alto 1 metro e 86 centimetri.

Sin qui il racconto della storia. A difendere il 29enne paternese sono stati i legali Salvatore Asero Milazzo e Alfio Domenico Leanza.
 Altro “piccolissimo” particolare: la storia che vi abbiamo raccontato oltre ad essere stata devastante sotto il profilo psicologico per Giuliano (proviamo a rapportare l’accaduto nella vita di noi stessi: come avremmo reagito?) ha avuto un risvolto pesantissimo anche in ambito professionale. Il 29enne era stato, infatti, appena assunto come farmacista. E’ stato ovviamente licenziato. Tanti saluti.

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4 Comments

  1. Conosco da molto tempo Giuliano i suoi fratelli e i genitori,sapevo già che non poteva aver commesso un reato del genere,ragazzo con un educazione fuori dal comune,mi dispiace tanto per l’accaduto e spero tanto che possa riprendere la sua normale vita.

  2. Se posso permettermi, il problema della presunzione di innocenza non è del sistema giudiziario, il quale , in sé stesso , ha dimostrato di aver provveduto a correggere l’errore commesso ……. tra l’altro il nostro sistema giudiziario , proprio perché garantista , consta di tre gradi di giudizio. Certo, bisognerebbe fare di tutto perché non si incorra in questi errori. Ma il vero problema è la gogna mediatica che si crea quando un soggetto libero finisce per esseee indagato. È il modo di dare la notizia in Italia ch è scorretto. Ma fa “vendere”.
    È il sistema dell’informazione che ” sbatte il nostro in prima pagina” e l’opinione lo “cannibalizza” …….. Se questo circo mediatico fosse stato più cauto , probabilmente l’errore ci sarebbe stato lo stesso, così come lo stesso ci sarebbe stato il ravvedimento sull’errore…. e sarebbe bastata un’azione risarcitoria…. Adesso risarcire settimane di inferno psicologico sarà certamente più difficile……

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