Perizia psichiatrica per l’omicida di Fallica

Come riporta oggi il quotidiano secolo XIX il Parquet Gènéral di Monaco (cioè la magistratura del Principato) non ha ancora trasmesso alla Procura di Imperia tutti gli atti dell’inchiesta relativi all’omicidio del cuoco Alfio Fallica, ma gli inquirenti italiani hanno già fissato per il 9 marzo l’incidente probatorio nel quale sarà ufficializzato l’incarico assegnato a Gabriele Rocca, medico legale di Genova, per valutare le condizioni psichiche dell’assassino, il giovane chef albanese Rikard Nika, dapprima rinchiuso nelle carceri di Imperia e ieri trasferito in quelle genovesi di Marassi. Ed è stato lo stesso Pm, il sostituto procuratore Stefania Brusa, ad avanzare formale richiesta peritale il 27 febbraio in attesa di ricevere, ormai questione di pochi giorni, le risultanze dell’autopsia già effettuata nel Principato.

Nel frattempo la giustizia monegasca ha spiccato un mandato di cattura internazionale per il giovane omicida. Trattandosi di un «delitto comune del cittadino all’estero» è la Procura italiana che deve occuparsi dell’inchiesta: ma non è escluso che, dopo la recente decisione monegasca, la magistratura del Principato possa anche inoltrare istanza di estradizione. Ad affiancare l’avvocato Massimo Corradi, legale di Nika, da oggi ci sarà, comunque, anche il collega Marco Bosio, che si avvarrà della consulenza dello psichiatra forense Marco Lagazzi.

Lo chef albanese, intanto, continua a ribadire al suo avvocato di non ricordare nulla del venerdì maledetto, quando il ragazzo, residente da quasi vent’anni a Bordighera, ha massacrato con decine di coltellate il collega Alfio Fallica, impegnato, in quel momento, nel ristorante “Pulcinella” di Rue du Portier, a preparare il pranzo per il personale. La difesa rimanda, però, la tesi della premeditazione al mittente, il sostituto procuratore Hervé Poinot.

«Il mio cliente continua a chiedermi se ha davvero ucciso Fallica», spiega il suo legale. E aggiunge: «Nika mi ha detto che quel giorno era molto arrabbiato nei confronti di chi, secondo lui, lo stava perseguitando». Alfio Fallica, dunque, solo una vittima casuale di presunte «manie di persecuzione» che il perito dovrà stabilire se abbiano davvero influito nel delitto. «Tra lui e Fallica ci sarebbe stato, pochi istanti prima dell’omicidio, uno «scambio di battute» racconta l’avvocato. Come avvenne solo un mese prima.

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