Professione lecchino

95047.it Li troviamo dappertutto. Nel posto di lavoro, nel sempre più miserevole mondo della politica, negli uffici comunali, nelle Università e finanche nelle chiese e nelle redazioni dei giornali. Sono i lecchini. Coloro che campano a ridosso di quelle filiere di società dalle quali possono trarre anche un solo briciolo di beneficio personale.
 E se tutto il mondo è paese, Paternò non è da meno: e di queste persone ne conosce e ne alleva a bizzeffe. I lecchini sono uno tsunami di complimenti fuoriluogo. Un turbinio di attenzioni, di adulazioni, di amicizie, di papille gustative umettate che si alimentano di una misera morale che non conosce alcun rimorso. Il desiderio di respirare una spruzzata di potere o l’avidità di annusare un quarto d’ora di autorità. Tutto ad un prezzo che non conosce crisi: quello della genuflessione.

Ma i lecchini sono anche caratterizzati da un “carisma” buono per tutte le stagioni. Ovvero, di fare dell’ipocrisia un perno sul quale far ruotare la propria ragione di vita: una leccata al “signorotto” di turno ed in un sol colpo viene azzerato tutto quello che era stato il passato e qualsiasi altro precedente. Le spalle vanno voltate subito. Immediatamente. Anche questa è un’arte. Così come quella di non avere una coscienza critica.

I lecchini sono, poi, capaci di fingere così bene da convincersi essi stessi delle loro azioni. Ad esempio, non hanno alcuno scrupolo ad assecondare le parole del politico, del capo ufficio, dell’autorità che hanno di fronte: un discorso vuoto e sgrammaticato diviene per loro l’elemento col quale mettersi in mostra e far capire all’interlocutore di turno che sono stati colpiti nel profondo dell’anima da quella sintassi così becera e priva persino di una logica ma che diventa un inno alla commozione.

Sono dei cortigiani, i lecchini. Pronti a tutto: lacchè con il naso quasi sempre di colore marrone perchè poggiato nelle pericolose vicinanze del deretano del potente di turno. Per loro, sempre dei lecchini stiamo parlando, è motivo di vanto. Altro che rossore di vergogna. 
Non prendono quasi mai una posizione netta che possa andare in contrasto con qualcuno (il lecchino del resto è previdente: quella persona che si trova davanti, potrebbe essere il potenziale mentore di domani). Il lecchino lavora il meno possibile e quando lo fa non si distoglie mai dalla sua posizione preferita: quella a novanta gradi. E’ lusingatore di professione. Voltagabbana e cambiacasacca per vocazione, persino il gattopardo gli fa un baffo. In virtù di queste sue doti, ricopre sempre posti ambiti e di rilievo.

La maggior parte di loro tocca l’apoteosi all’avvicinarsi delle elezioni. Di qualsiasi tornata elettorale: su questo non fa distinzione. La loro carriera, in fondo, ha più probabilità di ascesa repentina riuscendo a puntare sul cavallo vincente.
 Di “uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraqua” parlava uno scrittore coraggioso e siciliano fino al midollo come Leonardo Sciascia. I lecchini hanno abbondantemente scelto a quale categoria appartenere. A tutti gli altri il compito di scegliere da che parte stare provando a rendere questa nostra terra meno umida dalle slinguazzate e dalle prese di posizione a novanta gradi.

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