“Quannu diciti vuatri, ci iti e ci iti a rumpiri i conna”

95047.it Droga ma soprattutto estorsioni. L’apparato che era stato allestito dal sistema criminale smantellato dall’operazione THE END condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Catania e della Compagnia di Paternò, ha portato alla luce una fitta rete legata al pizzo imposto a imprenditori e commercianti che operavano in città. Non mancava nulla: dai “soldati” che costituivano il braccio operativo a chi andava a recuperare materialmente i crediti.
L’esempio cardine è la minaccia all’indirizzo della ditta che eseguì i lavori alla tensostruttura della scuola Giovanni XXIII dove era stata fatta trovare una tanica di benzina con accendino annesso: “Avete fatto i lavori tranquillamente senza che nessuno vi abbia disturbato, abbiamo avuto un occhio di riguardo. Quando possiamo incontrare il titolare della ditta?”. Ed in questo caso il clan si era anche passato una mano sulla coscienza: “Visto il periodo in cui ci troviamo e che siamo tutti peri-peri se era possibile qualcosa a suo buon cuore”.

Al negozio di ottica preso di mira dal clan, si era invece giunti ad essere di casa. Si entrava ed in più occasioni il proprietario era stato minacciato di consegnare loro diverse paia d’occhiali: presi senza pagare. E se veniva chiesto di saldare il conto la risposta era bella e servita: “Tu fazzu avvidiri iù si nun mi duni”. Ci si presentava, così come racconta il faldone di centinaia di pagine raccolte dagli investigatori, con fare superbo e atteggiamento intimidatorio anche in compagnia di altre persone amiche facendo scegliere anche per loro le paia d’occhiali.

Il sistema era approntato nella classica versione apicale. In una intercettazione l’arrestato Giuseppe Parenti chiama il patrozzu Salvatore Assinnata: “P: Patrozzu ta pozzu diri na parola? Ma cu chiddu comu finiu? Cu chiddu…d’infami? Dopo capodanno u chiamamu? A: Comu ha finiri? Quannu diciti vuatri, ci iti e ci iti a rumpiri i conna P: Ormai ci facemu fari sti festi a stura dici: “non m’ha vinutu a circari”…ma iddu”.

E, poi, c’era anche il giro di armi. Se ne parlava con una naturalezza disarmante, come se nulla fosse: “G: te la posso dire una cosa, questa sera verso le 19 dove ci incontriamo? L: perchè? G: che ti devo dare una pistola L: di quella? G: si”.

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