Stazione di San Marco, obiettivo “recuperare la tratta ferroviaria dismessa”

95047.it Nel pomeriggio dello scorso sabato 5 settembre, rappresentanti del Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto, aderenti anche ad associazioni provenienti dai vari comuni della Valle del Simeto (Motta Sant’Anastasia, Belpasso, Paternò, Ragalna, Santa Maria di Licodia, Biancavilla, Centuripe, Adrano, Regalbuto, Troina) assieme a operatori di attività agricole e turistiche del territorio hanno percorso a piedi la tratta ferroviaria dismessa dalla Stazione di San Marco (Paternò) alla Stazione di Schettino (S.M.di Licodia).

Da diversi anni le associazioni impegnate nella promozione della Valle del Simeto (Ass. Vivisimeto, Laboratorio Simeto, La Locomotiva, Cultura é Progresso, Comitato salute e Ambiente, etc…) hanno maturato l’idea di recuperare la tratta ferroviaria dismessa, per poterla utilizzare come percorso alternativo eco -sostenibile attraverso attività di trekking o pista ciclabile lungo il Simeto: una nuova mobilità, capace di sviluppare un sistema economico sensibile alla qualità produttiva, ambientale e paesaggistica della Valle.
Un contributo in tal senso è venuto anche dalla recente Summer School 2015 “R-URBAN REGENERATION”, lo scorso mese di giugno, un laboratorio sul territorio che ha coinvolto le realtà associative del Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto assieme alle Università degli Studi di Catania e University of Menphis (USA) che ha evidenziato l’opportunità di valorizzare la tratta ferroviaria nell’ottica di una rigenerazione del patrimonio esistente.

Le visite in situ sono azioni concrete di lettura critica dei luoghi finalizzate a:
– Conoscere lo stato attuale della tratta ferroviaria (mappare i luoghi) per comprenderne il degrado e ipotizzare possibili modalità d’intervento;

– Coinvolgere in una partecipazione attiva tutte le realtà produttive (agricole, turistico-ricettive, artigianali, etc..) che in questi anni hanno messo in campo nuove relazioni con l’ambiente rurale.

L’obiettivo è avviare un processo di co-progettazione per definire un’unica proposta organica e strategica: offrire la possibilità di insediare attività socio-culturali nei fabbricati abbandonati lungo la tratta. Tali STAZIONI saranno UNITE da un percorso che ricalcherà il tracciato dei binari, in funzione di una mobilità non motorizzata (pedonale, ciclabile, equestre, con veicoli a energia sostenibile), che meglio si coniuga al paesaggio della Valle.

Domenica prossima gli attivisti del Presidio Partecipativo svolgeranno una seconda visita nel tratto dalla Stazione Schettino (Santa Maria di Licodia) alla Stazione di Mandarano (Centuripe), in un percorso lungo circa 7 km. Seguiranno altre iniziative nel mese di ottobre durante la manifestazione annuale della Valle del Simeto, occasione per approfondire il dibattito sulle questioni cruciali del territorio ma anche una festa per riscoprire luoghi non abbastanza conosciuti.

[Salvo Ferlito è un architetto. Studioso del territorio paternese] 

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6 Comments

  1. è vero, sono anni che si sente parlare in merito al riutilizzo della vecchia ferrovia : pista ciclabile , greenway,etc….. ma quella del centro di accoglienza di Protezione Civile proprio in contrada San Marco non la conoscevo. Vi ricordate il terremoto di S.Lucia? E’ stata nella disgrazia una occasione mancata per risanare certi edifici, ma proprio la Protezione Civile ha preferito con le risorse stanziate dal governo centrale ,oltre ad assumere in maniera clientelare ,fare nuove strutture come quella adiacente al palazzo municipale di Paternò per poi abbandonarle. Da meno di un mese sono in possesso di una bici, quindi non sono un ciclista sfegatato ma ho già percorso 1000 km e per questo motivo assevero che una pista ciclabile di 7km non serve a nulla!

  2. Occorre avviare una riflessione più ampia e approfondita sulla questione recupero della linea ferroviaria dismessa. Oggi più che mai è necessario recuperare il patrimonio ferroviario in zone rurali (linee e stazioni) sia per generare nuove opportunità turistiche che per sostenere la produzione agricola. La linea ferroviaria che da Catania centrale, passando attraverso l’area di scambio della stazione di Bicocca, di Motta e Paternò, arriva fino a Regalbuto, costituisce una risorsa per l’agricoltura, per la protezione civile, per il turismo, offrendo per ogni stazione l’opportunità di realizzare piste ciclabili localizzate. Alcune visioni, nobili e condivisibili, dovrebbero considerare il concetto di sostenibilità in maniera più sistemica. Si rischia di ridondare modelli decontestualizzati e poco efficaci per la rigenerazione della valle del Simeto. Certamente più affascinanti nell’immaginario collettivo ma in considerazione di alcune esperienze (vedi la pista ciclabile di San Michele di Ganzaria e non parlo di esperienze urbane ma rurali) è opportuno uscire da questo equivoco e riscrivere la mappa strategica. Il presidio partecipativo può essersi avvitato nel più scontato dei luoghi comuni. Ogni linea ferroviaria diventa pista ciclabile. Disponibile a ogni approfondimento.

    1. La ferrovia in questione purtroppo è rimasta incompleta fino a Regalbuto e ciò ne ha segnato il triste destino perché in effetti non porta da nessuna parte, non avendo altre connessioni con la rete ferroviaria principale. A livello di protezione civile ritengo sia inutilizzabile perché attraversa territori già dissestati geologicamente e che lo sarebbero ancora di più in caso di terremoti o alluvioni. Per il traffico passeggeri non ha mai avuto alcuna speranza di successo perché le stazioni sono lontane dai centri abitati. Il traffico merci potrebbe avere un senso fino a Paternò, ma comunque ritengo sia difficilmente sostenibile a livello economico. Nel 2014 le FS hanno definitivamente rinunciato alla concessione sulla linea. Ritengo che la riconversione in greenway sia pertando l’unica via percorribile.

      1. Sono sicuro che ogni ipotesi, che stravolge il sentire comune, può trovare molte resistenze in questo momento. Una qualsiasi visione prefigura comunque una valutazione sugli investimenti e sul possibile indotto. Attualmente alcuni operatori stanno valutando la possibilità di acquisire la linea e al contrario di quanto dichiarato la ritengono redditiva. Ho più volte parlato di ecologia di sistema e quindi le valutazioni devono essere fatta alla scala geografica e non troppo localistica. Sulle criticità geologiche avrei grossi dubbi (spero che le affermazioni siano supportate da dati certi e verificabili) per quanto riguarda le FFSS è ovvio che in mancanza di una programmazione generale non spetta alle FFSS prendere iniziative. Credo che valga la pena comunque puntare sul trasporto ferrato connesso a porto, aeroporto, stazione centrale e autostrada. Forse dobbiamo avere meno paura dei cambiamenti ed essere protagonisti e “visionari”. A ogni modo, una conferenza di qualche anno fa con la Ferrovia Circumetnea confermava questo paradigma e sostenava la necessità di esplorare questa ipotesi. inoltre (pochi ricordano) che nel 2000 la facoltà di architettura di Palermo (prof. G. Guerrera) ha realizzato uno studio sulla fattibilità di un centro di accoglienza di Protezione Civile proprio in contrada San Marco (disponibile a segnalare la bibliografia). Se poi vogliamo parlare di eventuali tesi di laurea a sostegno di questa ipotesi posso citare quella di Serena Ronsivalle (il cui co-relatore era anche Paolo Guarnaccia) e quella di Giuseppe Mirenda. Questo solo per evidenziare alcuni dei referenti all’idea. Insisto nel ricordare che la UE finanzia la riconversione o rigenerazione di linee ferrate in area ruarale per eliminare l’iquinamento dal trasporto gommato per ridurre anche i costi (competitività e sostenibilità). 🙂

        1. In merito alle criticità geologiche segnalo che, proprio a causa di alcune frane nella tratta tra Sparacollo e Regalbuto, intorno al 1975 (circa 20 anni dopo l’inaugurazione) la linea è stata interrotta alla stazione di Carcaci.

  3. Sono decisamente felice del fatto che finalmente si stia affrontando questo problema. Già nel 2010, nel corso di una delle prime edizioni di Vivisimeto, ho esposto a Biancavilla a Villa delle Favare alcuni pannelli dove avanzavo questa idea, che avevo sviluppato insieme agli architetti R. Leonardo e L. La Mantia in collaborazione con l’Istituto regionale per il restauro di Palermo. Successivamente ho sviluppato ulteriormente la proposta insieme all’architetto A. Napoli, addivenendo ad un masterplan dove è presente anche una mappatura su ortofoto in scala 1:10000 dell’intera linea e dei manufatti ad essa collegati. Il lavoro è stato poi pubblicato in abstract sulla rivista Paysage. Sarò lieto di mettere a disposizione tutto questo materiale al comitato che sta promuovendo la riqualificazione dell’ex ferrovia, e se possibile si potrebbe anche esporlo in occasione del prossimo incontro di Vivisimeto.

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