Tragedia Catania, la verità in una lettera?

Aveva disagi psicologici per il suo stato di salute e anche perché il lavoro non andava bene. Anzi recentemente aveva subito una truffa nell’acquisto di biciclette.

E’ quanto emerge da una lettera scritta Giuseppe Longo, il 75enne morto, il 20 marzo scorso, nell’esplosione del
piano terra della palazzina di Catania, dove aveva in affitto le botteghe.

Nella deflagrazione sono deceduti due vigili del fuoco e altri due pompieri sono rimasti gravemente feriti. La missiva è stata trovata nel pensionato dove fino a due giorni prima della tragedia l’uomo andava a dormire la sera ed è stata acquisita dalla squadra mobile della Questura.

Nella lettera l’uomo tratteggia la sua solitudine e dice di essere stanco, scrivendo anche un “se mi cercate mi troverete in via Sacchero”.

Potrebbe essere un tassello in più nella dinamica della tragedia che consolida la tesi del tentativo di suicidio
del 75enne, di cui però nella lettera Longo non scrive. L’uomo avrebbe avuto un ‘colloquio’ con i vigili del fuoco che erano arrivati sul posto, allertati da un vicino di casa per la puzza di gas.

Potrebbe essere stato lui ad aprire una delle tre bombole presenti nella stanza. Resta da accertare cosa poi abbia
fatto da ‘innesco’ causando l’esplosione che è stata dall’interno verso l’esterno: l’uso di un attrezzo da parte di
un pompiere, una iniziativa volontaria dell’uomo o un evento accidentale.

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