Tredici anni fa la promozione in C1: un fatto storico in una città oggi irriconoscibile

Tredici anni fa la promozione in C1: un fatto storico in una città oggi irriconoscibile

95047.it C’è stato un momento in cui Paternò ha attraversato, quasi senza accorgersene, una fase di “complesso di superiorità”. Un mondo nettamente in contrasto rispetto a quello attuale: ma la storia, si sa, va a cicli. Oggi sei sull’altare, domani sulla polvere: prima di rialzarti di nuovo. Ma c’è stato un momento in cui Paternò era davvero superiore. E, forse, c’è una data su tutte che immortala l’istantanea che sintetizza tutto: la promozione in Serie C1 del Paternò Calcio del presidentissimo – e finora irraggiungibile – Marcello Lo Bue. Era il 9 giugno del 2002. Tredici anni fa. Tredici oggi da quel giorno: eliminato nel doppio confronto diretto il superblasonato e favorito Foggia. Sembra passata una vita. E, forse, lo è.

Ma cosa c’entra il calcio con la città? C’entra. C’entra eccome. Erano i tempi in cui attorno al pianeta calcio girava pure parecchia economia. Erano i tempi in cui tra una retata per mafia e l’altra, Paternò finiva nelle cronache nazionali dell’ei fu Novantesimo minuto e della Domenica Sportiva. Paternò era nelle schedine del Tototcalcio e del Totogol. A Catania si parlava di Calcio Catania: ma, fatto unico, anche delle gesta del Paternò dei miracoli. E nelle pupille della gente che assiepava lo stadio “Falcone-Borsellino”, si leggeva chiaro quel pathos che custodiva con gelosia il momento: la sensazione di stare vivendo qualcosa di magico ed inaspettato. Eravamo alla ribalta. Alla ribalta perché superiori.
Eravamo il Paternò dei record: quei record che venivano attribuiti di riflesso alla città. Per tutti la scomparsa di quel meraviglioso giocattolo ha rappresentato la fine di qualcosa. Una mutilazione.

Anche allora, come oggi, c’erano i granai elettorali della politica da rimpolpare. Anche allora, come oggi, si era in preda alla cattiva abitudine di mantenere una pazienza ovina che si affina in una variante bovina: quella di calarsi le corna ed ingoiare il rospo. Ma tredici anni fa non sapevamo cos’era l’Ato rifiuti; cosa fosse lo spread; o le incompiute oggi disseminate per la città. Sapevamo che ci ritenevamo superiori. E ci sbagliavamo. Lo scoprimmo di lì a poco.

Il 9 giugno dovrebbe ergersi a festa cittadina per i paternesi: per quello che ha significato. Per l’esempio, per il modello, che partì da Paternò. Oggi, la musica è diversa. Sopraffatti dal pessimismo passivo dei vinti che rischia di approdare a quello assoluto dei gattopardi.
Stasera si torna a parlare di addizionale Irpef e per strada stamattina si saldano i tombini. E’ proprio passata una vita.