“Vi racconto Paternò” (e non solo)

95047.it Conosco Salvo, Salvo Fallica, la sua penna pungente e raffinata al tempo stesso, da quasi venticinque anni. Un lasso di tempo nel corso del quale abbiamo visto passarci davanti – raccontandoli – fatti, personaggi e classi dirigenti di ogni colore e grado. Al tempo stesso, tante volte ci siamo ritrovati a confrontarci su storie, accadimenti e vicende. Ed il punto non è mai stato quello di trovarsi d’accordo: al contrario, di analizzare e approfondire come, e se, si è evoluta la nostra città. La nostra Paternò. E dire che la sua affermazione in campo nazionale (vedi le collaborazioni solo più recenti con l’Unità, La Repubblica, Sette-Il Corsera o il rapporto catartico e quasi esclusivo con lo scrittore Camilleri) avrebbe potuto facilmente distoglierlo dalle questioni legate al territorio che invece prosegue a raccontare dalle colonne de L’Indipendente. E di questo, al cospetto di chi oggi riesce ad ubriacarsi con del vino scadente quando ottiene un minimo di popolarità, gliene va reso merito. Eccome.

L’INTERVISTA.

D. Ho molto apprezzato l’uscita sul magazine del Corriere della Sera, “Sette”, del racconto che hai fatto del Maestro Barbaro Messina: un esempio di come Paternò possa rappresentare un marchio vincente.
R. “L’idea di raccontare Barbaro Messina mi ha dato la possibilità di raccontare un pezzo di Sicilia ed un pezzo di Sud che funziona. Una realtà che è rappresentativa di una dimensione artistica, culturale e umana assolutamente positiva. La dimostrazione, ancor più positiva, che quando vi sono persone di qualità, idee, tenacia e volontà i risultati si possono ottenere da qualunque angolo d’Italia e del mondo”.

Non so se sei d’accordo, io del Maestro Barbaro Messina non scomoderei nemmeno quelle etichette tipo: “E’ una memoria storica”. Lui, in realtà, è ancora una persona che propone e stimola.
“La tua domanda, che è già un’analisi, io la condivido pienamente. Barbaro Messina non è solo memoria storica e passato: è presente. E non solo artisticamente. Ma anche dal punto di vista sociale continua a proporre idee e lo fa nell’ottica del volontariato senza stancarsi. 
Vorrei ricordare che Barbaro Messina è diventato “Bene culturale vivente” inserito nel Registro delle eredità immateriali, istituito dalla Regione, perchè ha inventato la tecnica del dipingere sulla pietra lavica”.

Hai fatto bene a ricordarlo: si tratta di un valore enorme.
“Il Maestro Messina ha spalancato un mondo del quale non si conosceva nulla. Ed oggi tutti ne restano ammirati”.

Cambio volutamente argomento. Ci conosciamo da anni: ti ho sempre riconosciuto con stima il fatto che pur lavorando con prestigiose testate nazionali sei riuscito a restare appassionato alle vicende della nostra città. Il tuo recente libro ne è stata una testimonianza concreta.
“Personalmente, ho sempre pensato che il fatto di occuparsi della realtà regionale e nazionale volesse automaticamente dire abbandonare il racconto della realtà locale. In verità, si tratta di un valore aggiunto. Prendi, quello che ho raccontato su “Repubblica-Affari & Finanza” dove ho raccontato tante storie in positivo del nostro territorio. 
Sul libro “Vi racconto Paternò – Una metafora del Sud”, ti dico che il mio editore Ludovico Lizzio è molto contento. Ed il dibattito che si è sviluppato è andato al di là di ogni previsione: e non solo a livello locale ma fa discutere anche fuori Paternò. Lo testimoniano le centinaia di persone che hanno preso parte alle presentazioni in città come Acireale o Adrano”.

Mi dai la possibilità di ribadire il concetto che nel libro, nonostante qualcuno abbia voluto far credere il contrario, non si parla solo di aspetti negativi ma anche di esempi da imitare?
“Certamente. E’ proprio così. Se da una parte si racconta, per l’appunto, la “metafora del sud” con problemi che accomunano tante realtà, dall’altra si racconta anche la vivacità di artisti ed intellettuali della nostra città. Sono citati anche i fratelli Fazio: geni paternesi della tecnologia ma che, purtroppo, non sono valorizzati nella nostra città mentre altrove sono osannati. E, proprio a proposito di Barbaro Messina: la sua amarezza è quella che a Paternò, per distrazione dei governanti del passato e del presente, lui non sia riuscito a realizzare il suo sogno di realizzare una scuola di artigianato. A Nicolosi l’ha potuta, invece, fare: il suo spirito propositivo a Paternò non viene colto.
Ma, a proposito del mio libro, c’è un punto sul quale vorrei soffermarmi”.

Prego.
“Il Capitano dei carabinieri Lorenzo Provenzano aveva coraggiosamente fatto una sorta di “mappatura” della città, preannunciando quello che poi è accaduto con la vicenda dell’inchino che ha distrutto l’immagine della nostra città. Le istituzioni, evidentemente, non sono state attente: avrebbero dovuto alzare la soglia dell’attenzione e quell’allarme non è stato preso minimamente in considerazione. Quello che è accaduto ha dato dimostrazione di come la stampa ed i cittadini siano, invece, attenti. Solo dopo “altri” sono intervenuti: e non li cito per non aprire altri varchi polemici. C’è stato pure il grossissimo errore di trasformare la conferenza stampa convocata a Palazzi Alessi, in quei giorni, in un momento contro la libertà di stampa. Un autogol per chi ha organizzato quella conferenza: la libertà di stampa è la base della democrazia”.

Quello della voglia di limitare la libertà di stampa è una questione con la quale mi sa che ci toccherà convivere fino a quando decideremo di cimentarci con questo mestieraccio.
“Io ritengo che in questo momento storico, anche per via dell’attenzione maggiore che viene riposta sull’informazione, avvengono a volte degli strani attacchi alla libertà di stampa – anche attraverso i social network – che prima erano più sfumati. Le pressioni sulla libertà di stampa sono sempre esistite anche a livello locale. Da noi è accaduto che gran parte delle contraddizioni e degli errori delle ultime amministrazioni siano tutte state scoperte dai media: da chi sta in prima linea. Quindi la stampa a Paternò svolge un ruolo determinante. Questo ha portato le classi politiche ad avere un atteggiamento di maggiore ostilità nei confronti della stampa che non viene vista come parte “terza”: ma la si cerca, al contrario, di screditarla affibbiandole bollini politici. La verità è che tutti quelli che denunciano fatti sono giornalisti: e questo crea fastidio perchè viene svelato che il Re è nudo”.

Lo dico io: tu sei anche un esperto in materia economica. Mi dici che ripercussione avrà la vertenza dei call center di Paternò sull’economia della città?
“Da parte mia, sarebbe facile parlare di una crisi congiunturale: per Paternò purtroppo credo che vi sia più di una crisi congiunturale. Lasciami dire che sulla questione call-center sono rimasto piacevolmente sorpreso da come tu, Mary Sottile ed altri avete affrontato questa vertenza con la stessa capacità che hanno i giornali nazionali nel raccontare altre vertenze. 
Da anni a Paternò non vi è una politica economica; non vi è stata una visione ampia del territorio; non si è parlato in alcun modo della nostra Zona Industriale di Tre Fontane ripetendo così gli errori di sempre.
Sulla vertenza, a mio giudizio, un governo locale dev’essere protagonista: dialogare con i cittadini interessati e con media, spiegando tutti i passaggi. E non semplicemente farlo con un post su Facebook.
 Avremmo bisogno di una task-force per il lavoro: era stata anche proposta da un economista di grido come il professor Di Vita. Ovviamente, la proposta è stata fatta cadere. E, così, quando una azienda entra in crisi, la città va ancora più nel baratro”.

In tutto questo contesto, c’è un modello positivo rappresentato dalle tante associazioni di volontariato che lavorano quotidianamente e con spirito di sacrificio in città.
“Concordo pienamente. Ci sono associazioni che sul piano culturale riescono a sostituirsi al pubblico trovando un successo enorme che trovano riscontro anche fuori i confini della città. Cosa che non avviene nell’ambito delle cose organizzate dalla politica locale: probabilmente perchè manca un metodo. Anzi, certamente manca un metodo”.

Suggeriresti ancora a qualcuno di fare un mestiere come quello del giornalista?
“Paternò e questo territorio dimostrano che si possono inventare cose nuove: gli spazi ci sono. Ma pensare di fare, oggi, questo mestiere senza un’ottica multimediale è impensabile. E allora, aggiungo che la differenza la faranno sempre la tenacia, il talento della scrittura, la volontà di studiare e nello stesso tempo avere lo spirito di libertà. 
Questo mestiere lo si può continuare a fare avendo il senso della notizia: ma oggi per riuscire ad affermarsi occorre avere anche la capacità critica di sapere approfondire i fatti. Dobbiamo avere un’ottica americana, che non significa la caccia allo scoop o allo scandalo: ma approfondire al meglio i fatti”.

1 Comments

  1. Complimenti per la bella intervista che dimostra quanto sia utile ed efficace l’opera svolta dal carissimo Salvo Fallica a sostegno della ns. città . Riesce sempre ad avere attenzione per il territorio nonostante i suoi impegni di ottimo giornalista e scrittore.
    A.C

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