Bufera sull’Ars: la Procura chiede il processo per il presidente Galvagno e altri cinque

La Procura di Palermo ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana ed esponente di Fratelli d’Italia, nell’ambito di un’inchies...

A cura di Redazione Redazione
02 dicembre 2025 14:24
Bufera sull’Ars: la Procura chiede il processo per il presidente Galvagno e altri cinque -
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La Procura di Palermo ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana ed esponente di Fratelli d’Italia, nell’ambito di un’inchiesta che da mesi tiene alta l’attenzione sull’Ars.
Secondo i magistrati, il numero uno di Sala d’Ercole – insieme ad altre cinque persone – sarebbe coinvolto in un sistema di presunte irregolarità riguardanti finanziamenti, incarichi e l’utilizzo dei mezzi istituzionali.

Le ipotesi di reato formulate nei confronti degli indagati spaziano dalla corruzione al peculato, fino alla truffa, contestate a vario titolo. La richiesta della Procura porta la firma del gup Giuseppa Zampino, che ha fissato l’udienza preliminare per il 21 gennaio.

Oltre a Galvagno, rischiano il processo anche la sua ex portavoce Sabrina De Capitani, l’imprenditrice Marcella Cannariato, gli organizzatori di eventi Alessandro Alessi e Marianna Amato, e Roberto Marino, autista di servizio del presidente dell’Ars.
Secondo gli inquirenti, ciascuno avrebbe avuto un ruolo differente all’interno di un presunto sistema di favori, incarichi e utilizzi impropri delle risorse dell’Assemblea.

La notifica del provvedimento è stata recapitata poco prima dell’inizio della seduta parlamentare di oggi, aumentando la tensione politica in un momento già particolarmente delicato: proprio in aula, infatti, è prevista la discussione – e successivamente il voto – della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni nei confronti del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

Il caso coinvolge così alcuni dei nomi più rilevanti delle istituzioni regionali, alimentando un clima di forte attenzione attorno a Palazzo dei Normanni.
Come previsto dalla legge, per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.