Capodanno senza maschere: il paternese Innocenzio Peci torna con “La Recita del 31”
Mentre le città si preparano a esplodere in una coreografia di luci artificiali e promesse di cartone, c’è ancora una volta una voce fuori dal coro che arriva da Paternò.Non è un tormentone, non invit...
Mentre le città si preparano a esplodere in una coreografia di luci artificiali e promesse di cartone, c’è ancora una volta una voce fuori dal coro che arriva da Paternò.
Non è un tormentone, non invita a ballare né a dimenticare. È, piuttosto, un’autopsia lucida del Capodanno.
Dopo il successo virale del brano natalizio “Buon Natale… sta MINCHIA”, Innocenzio Peci torna con una nuova canzone dal titolo “La Recita del 31”, pensata per chi a mezzanotte non sente esplodere la felicità, ma il silenzio.
“La Recita del 31” non indossa maschere: è un testo crudo, viscerale, che smonta l’illusione del numero che cambia sul calendario.
Qui il tempo non è un alleato gentile, ma un “contabile freddo” che registra fallimenti, stanchezze, ferite non rimarginate.
Il brano celebra qualcosa che raramente trova spazio nei brindisi di fine anno: il diritto di sentirsi sconfitti.
Non c’è cinismo gratuito, ma black humor come medicina, una carezza ruvida per chi è stanco della speranza preconfezionata.
Il ritornello è un brindisi che non promette miracoli. È dedicato a chi, allo scoccare della mezzanotte, non sente rinascere nulla, se non la consapevolezza di essere — come recita il testo — “polvere che indossa il profumo delle grandi serate”.
Ed è proprio qui che il brano colpisce: nell’onestà.
Ascoltarlo significa smettere di fingere, anche solo per quattro minuti. Non per deprimersi, ma per riconoscersi.
Non è una canzone triste. È una canzone coraggiosa
“La Recita del 31” non promette che domani andrà meglio.
Ricorda, piuttosto, che il mondo sarà lo stesso, forse un po’ più stanco, ma affrontabile solo se smettiamo di mentire a noi stessi davanti allo specchio.
Un brano che non accompagna i fuochi d’artificio, ma resta quando il rumore finisce.
Ed è forse proprio per questo che colpisce così forte.
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