CATANIA. Picchia il figlio con un cucchiaio di legno, ma torna libero: il gip non convalida il fermo
Un video di pochi secondi, diffuso sui social e diventato virale, ha fatto emergere una vicenda di presunta violenza domestica a Catania. Nelle immagini si vede un uomo in piedi che, impugnando un cuc...
Un video di pochi secondi, diffuso sui social e diventato virale, ha fatto emergere una vicenda di presunta violenza domestica a Catania. Nelle immagini si vede un uomo in piedi che, impugnando un cucchiaio di legno, colpisce ripetutamente un bambino urlandogli frasi di sottomissione. Quelle scene, brevi ma sconvolgenti, hanno dato il via a un’indagine della Squadra mobile.
L’uomo, un 59enne incensurato e patrigno del minore, si è presentato spontaneamente in Questura dopo la circolazione del filmato ed è stato fermato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, Luigi Barone, non ha però convalidato il fermo né disposto la custodia cautelare in carcere, respingendo la richiesta avanzata dalla Procura.
Secondo il gip, allo stato attuale degli atti, l’unico elemento concreto sarebbe rappresentato dal video, ritenuto insufficiente a dimostrare la gravità e l’abitualità delle condotte contestate. È stato inoltre escluso il rischio di fuga, anche in considerazione del fatto che l’uomo non ha tentato di sottrarsi alle indagini. La Procura, con il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e il sostituto Alberto Santisi, ha annunciato ricorso al Tribunale del riesame.
Il bambino coinvolto ha 11 anni e, ascoltato dagli investigatori, ha raccontato di episodi analoghi avvenuti anche in passato. Secondo il suo racconto, sarebbe stato punito più volte con rimproveri e percosse, anche per comportamenti scolastici ritenuti inadeguati. Il minore avrebbe inoltre riferito di un clima di paura e di un’autorità esercitata in modo assoluto, con l’uomo che si sarebbe autodefinito suo “comandante”, pretendendo obbedienza fino alla maggiore età.
Nell’abitazione vivono quattro minori, di età compresa tra i 4 e gli 11 anni, insieme alla madre, ex convivente dell’indagato. Al momento, sempre secondo quanto rilevato dal giudice, non sarebbero emersi elementi sufficienti per configurare una condotta abituale di maltrattamenti nei confronti di tutti i figli. La singola registrazione, pur grave, non permetterebbe di ricostruire una reiterazione sistematica nel tempo.
Senza la diffusione del filmato sui social, la vicenda sarebbe probabilmente rimasta circoscritta all’ambito familiare. È stata proprio la circolazione del video a rompere il silenzio, attivando l’intervento delle forze dell’ordine e aprendo un fronte di riflessione sul ruolo delle piattaforme digitali nell’emersione di episodi di violenza, soprattutto quando coinvolgono minori.
Negli stessi giorni, sempre a Catania, un altro episodio ha riportato l’attenzione sul tema della violenza giovanile: un ragazzo di 14 anni è stato aggredito in pieno centro, in piazza Stesicoro, da un gruppo di coetanei. Due vicende diverse, ma accomunate da un elemento comune: la violenza che diventa visibile solo quando riesce a oltrepassare il muro del silenzio.
«Restano le lacrime e i singhiozzi di un bambino violato – ha dichiarato il sindaco di Catania, Enrico Trantino – un bambino che dovrebbe crescere nella serenità e nella sicurezza. C’è una città che vorrebbe proteggerlo e dirgli che il mondo non funziona così, perché è l’amore, e non la paura, a far crescere».
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