Commissioni, basta chiacchiere: la pubblicazione dei verbali è un atto di rispetto verso la città
Sulla vicenda arriva oggi la presa di posizione di otto consiglieri di minoranza. Nell'attesa di conoscere cosa ne pensi la maggioranza
95047.it La vicenda delle commissioni consiliari di Paternò non è un gioco. E nemmeno uno scherzo. Lo ribadiamo con forza: è importante che i consiglieri diano un segnale. Oltre 1200 riunioni in un anno (assise comprese) per un importo che sfiora il mezzo milione di euro, costituiscono cifre che valgono quantomeno la pubblicazione dei verbali delle sedute sul sito del Comune. Non è solo una questione di trasparenza: ma anche, e soprattutto, di rispetto nei riguardi della comunità.
Vi abbiamo raccontato, nella giornata di domenica, l’apertura venuta dal presidente della Prima commissione, Lorenzo Arcoria a proposito del rendere pubblici e fruibili i verbali. Oggi, raccogliamo l’intervento dei consiglieri di minoranza Ignazio Mannino, Vito Rau, Nino Valore, Giancarlo Ciatto, Roberto Faranda, Guerina Buttò, Sergio Signorello, Pietro Cirino. Anche loro a favore della proposta. E non solo. Quello che chiediamo ai consiglieri è di non fare chiacchiera: servono atti e prese di posizione concrete. Nel frattempo, attendiamo anche una presa di posizione ufficiale da parte della maggioranza. Intanto, ecco i passaggi dell’intervento degli otto consiglieri.
IL DIBATTITO. “Riteniamo importante e nello stesso tempo interessante che i media pongano la propria attenzione sulla questione relativa alla produttività, nonché all'analisi dei costi dell'organo consiliare e delle relative commissioni, che ne sono parte integrante ed articolazione dello stesso avente compito di indirizzo e di controllo politico-amministrativo mediante la valutazione preliminare degli atti di programmazione e pianificazione operativa e fininaziaria.
Riteniamo altrettanto interessante la proposta di ridurre il numero delle commissioni alle aree assessoriali del nostro Ente come si legge da una proposta della I Commissione della passata consiliatura, la stessa che approvo' la riduzione delle indennità ancora applicata al consiglio ma disattesa dalla attuale giunta municipale che non applica nessuna riduzione alle indennità percepite”.
PUBBLICAZIONE DEI VERBALI E RELAZIONE DEI PRESIDENTI. “Ma come giustamente detto la questione non è economica o meglio non è solo economica, poiché concordiamo perfettamente con quanto dichiarato sul vostro precedente articolo sulla produttività delle commissione, ma vogliamo andare oltre.
riteniamo doveroso non solo la riduzione del numero delle commissioni, ma soprattutto l'introduzione di un meccanismo di trasparenza nei confronti della città con la pubblicazione, non solo dei verbali ma anche di una relazione mensile presentata dai presidenti di commissioni che renderanno pubblico il criterio di convocazione e sopratutto i risultati raggiunti "quelli concreti e non le chiacchiere”.
LA PROPOSTA. “Pertanto in modo concreto chiederemo la modifica del regolamento dei lavori del consiglio comunale prevedendo una riduzione del numero di commissioni consiliare da 8 a 6, l'introduzione di una norma che preveda almeno l'50% della presenza, in termini di tempo, dei consiglieri in seno alla Commissione e Consiglio per poter avere diritto al gettone ed infine una norma di trasparenza che stabilisca oltre che la trasmissione alla segreteria generale dei verbali di Commissione anche la pubblicazione degli stessi assieme ad una relazione mensile redatta dal presidente della Commissione in merito all'operato della stessa, degli argomenti trattati e degli obiettivi ottenuti.
Infine, riteniamo importante oltre alla norma regolamentare una norma di carattere etico - morale che afferisce alla responsabilità dei singoli consiglieri e presidenti di commissione, consistente oltre che nell'utilizzo proprio dello strumento delle commissioni nel mettere in atto tutte le determinazioni in modo da convocare i lavori delle commissioni in orari non lavorativi in modo da non aggravare ulteriormente con i costi dei rimborsi al datore di lavoro..certo resterebbe il problema di chi fa della politica un lavoro e percepisce un indennità superiore rispetto a chi la politica la concepisce come una passione ed il lavoro come un dovere”.
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