Etna, nuova eruzione laterale nella Valle del Bove: il racconto del vulcanologo Boris Behncke

Un’eruzione laterale, iniziata nel silenzio della notte di Capodanno e scoperta grazie ai satelliti. È quanto sta accadendo sull’Etna, secondo quanto raccontato dal vulcanologo Boris Behncke, ricercat...

A cura di Redazione Redazione
02 gennaio 2026 08:24
Etna, nuova eruzione laterale nella Valle del Bove: il racconto del vulcanologo Boris Behncke -
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Un’eruzione laterale, iniziata nel silenzio della notte di Capodanno e scoperta grazie ai satelliti. È quanto sta accadendo sull’Etna, secondo quanto raccontato dal vulcanologo Boris Behncke, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Intorno alla mezzanotte del 1° gennaio 2026, i sensori termici satellitari hanno iniziato a registrare anomalie di calore in corrispondenza dell’Etna. In mattinata, le immagini satellitari hanno confermato la presenza di un nuovo flusso lavico in formazione nell’Valle del Bove, al di sotto della cresta di Serracozzo.

La frattura eruttiva e le nuove bocche

L’attività è legata all’apertura di una frattura eruttiva con più bocche in prossimità del Monte Simone, un cono avventizio già protagonista di un’eruzione storica tra il 1811 e il 1812. Da qui ha avuto origine un’eruzione laterale definita “silenziosa”, che sta alimentando una colata lavica particolarmente spettacolare.

Osservata dal basso, sul versante orientale del vulcano, la lava può dare l’impressione di essere molto più vicina ai centri abitati di quanto non sia in realtà. I paesi di Milo e Fornazzo si trovano infatti ancora a distanze rassicuranti: circa 5,5 chilometri da Milo e 5 chilometri da Fornazzo rispetto al fronte più avanzato della colata. Distanze che, spiegano gli esperti, non sono facilmente colmabili da una lava che ha già percorso parte del suo tragitto a monte.

Nascosta dalle nuvole, visibile solo al buio

L’inizio dell’eruzione non è stato osservato direttamente né dagli abitanti etnei né dalle telecamere di sorveglianza, pubbliche e private. Il fianco orientale dell’Etna era infatti coperto da una fitta coltre nuvolosa. Solo con l’imbrunire è diventato evidente un intenso bagliore nelle immagini di alcune webcam, tra cui anche quelle dell’INGV.

Nelle ore successive, foto e video dell’eruzione hanno iniziato a circolare massicciamente sui social. Behncke sottolinea come le immagini da lui realizzate non puntino allo spettacolo, ma all’analisi scientifica: servono a individuare punti di riferimento e a valutare il tipo di attività alle bocche eruttive.

Attività esplosiva e “spattering”

Almeno due bocche, secondo il vulcanologo, mostrano un’attività di spattering, con il lancio di brandelli di lava incandescente fino a qualche decina di metri di altezza. Un segnale di vitalità che arriva in un momento in cui molti parametri sembravano in attenuazione.

Il tremore vulcanico, infatti, si stava affievolendo e l’attività esplosiva ai crateri sommitali appariva in calo, fatta eccezione per qualche emissione di cenere dai crateri Bocca Nuova e Nord-Est nel corso della giornata. Eppure, a pochi giorni dai parossismi del 27 dicembre al Cratere di Nord-Est, l’Etna ha messo in scena l’ennesimo colpo di scena.

Un vulcano che continua a sorprendere

Ancora una volta, l’Etna conferma la sua natura imprevedibile e affascinante. Un’eruzione laterale discreta ma potente, capace di sorprendere anche gli addetti ai lavori e di ricordare quanto il vulcano simbolo della Sicilia resti uno dei sistemi vulcanici più complessi e straordinari al mondo.