Frana senza sosta a Niscemi, città quasi isolata: evacuazioni di massa
La situazione a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, si fa sempre più drammatica. La frana che da giorni interessa vaste aree del territorio continua ad avanzare, rendendo necessarie nuove evacuazi...
La situazione a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, si fa sempre più drammatica. La frana che da giorni interessa vaste aree del territorio continua ad avanzare, rendendo necessarie nuove evacuazioni e costringendo centinaia di famiglie a lasciare le proprie abitazioni.
Sono circa un migliaio i “delocalizzati”, cittadini che hanno dovuto abbandonare case, attività commerciali e studi professionali perché ricadenti nella zona rossa, in particolare nelle aree del Trappeto e di Sante Croci, a ridosso del centro storico.
«Ho acquistato la mia abitazione appena un anno fa, accendendo un mutuo – racconta l’autotrasportatore Francesco Blanco – oggi non so cosa ne sarà. La casa è nella zona colpita dalla frana. Per il momento siamo ospiti da parenti, ma l’incertezza su quello che accadrà nei prossimi giorni è totale».
Diversi nuclei familiari impossibilitati a rientrare nelle proprie abitazioni sono stati accolti nel palazzetto dello sport “Pio La Torre”, individuato come struttura di emergenza.
Niscemi conta circa 30 mila abitanti e dista 22 chilometri da Gela, 35 da Caltanissetta e circa 100 da Catania. «Oggi è una città quasi isolata», spiega il sindaco Massimiliano Conti. Il fronte della frana, esteso per circa quattro chilometri, ha infatti reso impraticabili le strade provinciali 12 e 10, che collegano il centro alla statale Gela–Catania. Attualmente l’unica via di collegamento rimasta percorribile è la provinciale 11, che conduce verso la statale Gela–Vittoria. Sono in corso monitoraggi tecnici per individuare eventuali percorsi alternativi.
«È una frana molto più grave di quella del 1997», afferma l’avvocato Ennio Adamo, che ha casa e studio professionale proprio nella zona interessata dal movimento franoso. «Ieri, con la mia famiglia, abbiamo preso poche cose e siamo stati costretti a lasciare tutto il resto. Ci siamo registrati nell’elenco degli sfollati del Comune in attesa di aggiornamenti».
C’è anche chi vive una doppia emergenza, personale e lavorativa. «Abbiamo preso i bambini in fretta e qualche mobile – racconta Francesco Iannì – adesso non resta che attendere. La situazione è gravissima e portare avanti la propria attività professionale diventa estremamente difficile in un contesto di totale incertezza».
L’emergenza resta in costante evoluzione, mentre cresce la preoccupazione tra i cittadini per la sicurezza e per il futuro della città.
11.4°