Guerra in Medio Oriente, mercati in fibrillazione: gas +25% e petrolio +9%, scatta l’allarme su carburanti e bollette
Guerra in Medio Oriente, mercati in fibrillazione: gas +25% e petrolio +9%, scatta l’allarme su carburanti e bollette
Il primo impatto economico della guerra in Medio Oriente arriva immediato e passa dai mercati dell’energia. Quello che si temeva si è materializzato all’apertura delle contrattazioni di lunedì 2 marzo: il petrolio è balzato del 9%, mentre il gas ad Amsterdam ha registrato un’impennata del +25%, toccando i livelli più alti dell’ultimo anno.
Un segnale forte che, nel giro di poche ore, rischia di trasformarsi in un effetto domino su carburanti, costi di produzione e bollette.
I primi rincari alla pompa
Le prime avvisaglie si vedono già nei distributori. La catena dei rialzi si sta infatti riflettendo sui carburanti: già in mattinata sono stati segnalati aumenti sui listini dei prezzi consigliati dei principali marchi.
Per i gestori degli impianti il rischio è duplice: da un lato l’adeguamento “automatico” alle quotazioni internazionali, dall’altro la possibilità che nei prezzi si inserisca un margine aggiuntivo legato alla tensione e alla speculazione.
«Il problema – avverte il presidente dei gestori degli impianti carburanti della Figisc è che potremmo essere solo all’inizio. Gli aumenti non tengono ancora conto del balzo delle quotazioni petrolifere di queste ore dopo l’attacco all’Iran, ma gli effetti sui prezzi alla pompa sembrano in questo momento soprattutto legati alla speculazione».
Non solo benzina: torna lo spettro delle bollette
A preoccupare non è soltanto il pieno. L’impennata del gas e la prospettiva di tensioni prolungate sui principali snodi energetici riaprono un capitolo che famiglie e imprese conoscono fin troppo bene: quello delle bollette.
Se i prezzi dell’energia dovessero restare elevati nelle prossime settimane, il rischio è un nuovo aumento dei costi per luce e gas, con effetti diretti sui bilanci domestici e sulle attività produttive. In un momento in cui i consumi stavano mostrando timidi segnali di ripresa, un nuovo shock energetico potrebbe riportare prudenza negli acquisti e mettere sotto pressione commercio e pubblici esercizi.
L’evoluzione del conflitto e le eventuali ripercussioni sui flussi energetici internazionali saranno determinanti per capire se si tratterà di una fiammata temporanea o dell’inizio di una nuova fase di instabilità per l’economia europea.
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