Il silenzio degli innocenti, il frastuono delle parole

Quello che resta di questi giorni al termine di fiumi di ipocrisia

08 dicembre 2015 10:38
Il silenzio degli innocenti, il frastuono delle parole -
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95047.it Adesso che lo sputtanamento della città è andato in onda a reti unificate. Adesso che ognuno ha trovato il tempo di dire la sua. Adesso che ce ne siamo fatti una ragione, proviamo a non essere banali. Proviamo, per una volta, a non far trionfare il pensiero debole.
 Proviamo a fare in modo che già da ieri, piuttosto che da domani, si riesca a cambiare passo.
Sono stati giorni terribili: nei quali abbiamo assistito alla fiera dell’ipocrisia. Soprattutto in città. Ipocrisia a fiumi. Ipocrisia per tutte le ruote. Ed è stato così anche ieri sera subito dopo la messa in onda del servizio delle Iene.

Sebbene siano stati sette minuti di servizio evidentemente forzati, quell’intervista sul divano rosso, è stato uno scoop. Sebbene siano stati sette minuti anche approssimativi la risposta della gente comune (“La festa non è quella che state facendo vedere”) è stata di quelle coraggiose ed orgogliose: ancora una volta il cuore forte e vero della brava gente di Paternò. E sebbene siano stati sette minuti dove si è voluto mettere in mostra un certo degrado culturale, non è stato certo il servizio delle Iene quello che ha demolito la città. A Uno Mattina, ad esempio, è andata purtroppo molto peggio.

Ora c’è da riprendere in mano la situazione. E ci vorrà tempo. Ci vorrà pazienza e ci vorrebbe anche che la città riuscisse a compattarsi. Ma, soprattutto, ci vorranno fatti concreti. Altro che l’ipocrisia di questi giorni. Altro che i paroloni pomposi di queste ore e quei post della politica paternese (apologia di se stessa) che campeggiano su Facebook.
 Se vogliamo togliere linfa alla piccola percentuale di persone che oggi hanno fatto fare una figuraccia alla città, cominciamo col sostenere l’azione dei paternesi che ogni giorno lottano in silenzio contro il malaffare. Comincino le istituzioni ad essere d’esempio: a dimostrare di essere responsabili delle loro azioni; a non distribuire incaricucci all’amico professionista di turno; a mettersi d’impegno nel risolvere le questioni nel più breve tempo possibile e non alle calende greche. 
Perché è anche di tutto questo che si alimenta la mafia (con la “m” minuscola): dell’inefficienza e della mancanza di fiducia dei cittadini nella credibilità delle istituzioni che dovrebbero proteggerla. Gli slogan, oggi, non servono a nulla.

Ed anche la Chiesa, in queste ore, sta facendo con impegno la propria parte. 

Lo sappiamo benissimo che la città non è quella che è stata raccontata in questi giorni. Le iene (non quelle della trasmissione) le abbiamo in casa e abbiamo il dovere di scacciarle: ma le parole sono una cosa, i fatti un’altra. Perché peggio dell’immagine lesa, distrugge di più la nostra ipocrisia quotidiana.
Solo un’ultima cosa: la Santa non si è mai inchinata. La Santa non s’inchina. E non è uno slogan.