La legge della raccomandazione e dei “ddumanneri”

Il politicante raccomanda, il servo domanda. A Paternò la prassi è consolidata addirittura ancor più oggi che in passato: la crisi economica ha infatti creato altri mostri. Altri appecorinamenti. Amanti, figli, nipoti e amici: la parola d’ordine è sistema

29 agosto 2016 07:38
La legge della raccomandazione e dei “ddumanneri” -
Condividi

95047.it Fottere il prossimo. Non trovo la necessità di utilizzare un linguaggio tecnico o, meglio, aulico per definire una pratica in uso dappertutto. Ma che dalle nostre parti diventa un autentico capolavoro. E’ la raccomandazione. Quella necessità morbosa di affidarsi al politicante di turno per potere aggirare il merito di chi avrebbe bisogno e diritto. Fottere il prossimo, appunto.
Del resto, da noi nemmeno la posta arriva puntuale: almenochè non sia una raccomandata.
Meno titoli e preparazione hai e più hai spudoratamente modo di spuntarla a danno degli altri. Certo, dipende tutto dal tuo sponsor politico. Dal tuo “patrozzo”. A Paternò la prassi è consolidata addirittura ancor più oggi che in passato: la crisi economica ha infatti creato altri mostri. Altri appecorinamenti per una miseria. Per le briciole. Ci sarebbe da scrivere un saggio.
La raccomandazione è appannaggio solo di chi ha agganci influenti. Sulla nostra violentata e dannata terra, più del 30% dei giovani trova impiego solo grazie alla raccomandazione: un numero che è più impressionante di quello che si creda.

Il potere di un politico si misura e si certifica dal buon esito della raccomandazione in relazione a quanto più il raccomandato è privo di titoli e gli altri concorrenti siano, ahiloro, invece preparati. Amanti, figli, nipoti e amici: la parola d’ordine è sistemare gli inetti. Soprattutto, nella pubblica amministrazione o, in alternativa, laddove la politica può dettare legge. Dalla spazzatura agli incarichi di consulenza passando per le “segnalazioni” alla ditta che ha vinto l’appalto e al posto preso nella sanità pubblica. Come vedete, il politicante raccomandatore agisce come don Vito Corleone ne “Il Padrino”: lo fa per amore. Mica per interessi personali. 
Ma non va data tutta la colpa ai politicanti. Buona parte della responsabilità di questo sistema inscalfibile a danno di tutti, è la schiena flessibile di chi cerca la raccomandazione. Ecco che ricompare il concetto di “appecorinamento”.

La raccomandazione è un sistema quotidiano che sguazza nella illegalità. Non sei in regola con qualche pagamento? Stai deturpando la città in cui vivi? Hai bisogno di portare avanti una pratica non proprio trasparente? Sei tu stesso un politico "localissimo" e devi accelerare una autorizzazione per il tuo locale anzichè fare il cane come lo fanno tutti i comuni mortali? No problem: “Ci penzu iù, ora parru ccu n’amicu”. Et voilà. Si aggiusta sempre tutto. C’è bisogno di una raccomandazione per tutto.

 Ovviamente, queste stesse persone, raccomandanti e raccomandati, in pubblica piazza sono contro “questo sistema che ha messo in ginocchio la nostra terra lasciandola alla fame e bla bla bla”. La filosofia dei buonisti sproloquiata dai carnefici.


Insomma, i cretini siamo noi. Noi, che abbiamo rinunciato a coniugare il motto. Quale? “Fottere il prossimo”. E, dunque, fottere noi stessi.