Le bestie sono tornate
EDITORIALE 2.0 Ma in verità non se ne sono mai andate. La Scalinata Settecentesca è stata imbrattata ancora. E questa volta non basta gridare “vergogna”. Dalla politica agli abitanti di Paternò: dov’è la città?
95047.it Ammetto, e lo dico con profondo rammarico, di non essermene accorto prima. “Ma lei non dice niente sull’imbrattatura della Scalinata?”, mi fulmina ieri all’imbocco dei “4 Canti” uno dei nostri lettori, mentre evita un suv che si era appena impadronito di tutta via Vittorio Emanuele. “Mi aspettavo di trovare la notizia su 95047.it…la dica qualcosa”. Ebbene, qualcosa questa mattina in una domenica che rappresenta sempre un motivo di speranza, occorre dirla per forza. Se non altro perchè andando a verificare di persona, arriva la conferma che l’ennesimo schiaffo a noi stessi ce lo siamo dati senza farci più manco il callo dell’indignazione. Tutto scorre perchè, in fondo ci siamo abituati. Perchè è divenuto assioma: la Scalinata, prima o dopo, viene imbrattata così come tutto quello che perimetra la Collina Storica. A questo siamo.
Ed in cima, alla Scalinata (lo ammirate in foto in tutta la sua bruttura) è comparso questo obbrobrio: uno scempio, offesa all’intelligenza per la deficienza in sé dello scarabocchio, nelle scritte e nella volgarità. Personalmente, di derubricare tutto a “ragazzata” sono stufo da un bel pezzo. Ma buona parte della questione sta in quel nostro sopracciglio che non si alza più. Che resta fermo: segno che non abbiamo più voglia di indignarci. In fondo, abbiamo accettato di restare dietro la tastiera di un computer e pigiare sulle otto lettere magiche: viene fuori “VERGOGNA” (rigorosamente a stampatello) e la nostra coscienza si è di colpo pulita. E’ questo l’orrore. Tanto quanto quella scritta. Quella bruttura che umilia una volta ancora la nostra storia e il nostro desiderio di fare ancora qualcosa per questa sonnolenta città.
E, allora, le bestie sono tornate. Certo. Imbrattano, sporcano, bestemmiamo e imprecano dando il loro senso al vuoto che domina il territorio. In tutto questo, ci vorrebbero amministratori e burocrati che dessero un segnale finalmente forte, autoritario e deciso visto che la Collina ce la ritroveremo come ripugnante ed ipocrita argomento della imminente campagna elettorale così come avviene da un cinquantennio a questa parte. Così come ci vorrebbero cittadini pronti alla rivolta per difendere da chi continua a macchiare di lordura le uniche bellezze che ci sono rimaste. Ma è ovvio, come questa limpida domenica di speranza, che nulla di tutto ciò accadrà. Il problema resterà sino all’ultimo quello della Processione del Venerdì Santo che dovrà passare da lì. E caso chiuso.
Alla fine di tutto, restiamo qui ad accontentarci di scorrere veloce il catalogo sempre aggiornato dello sfacelo quotidiano e troviamo anche il modo di sorridere e trovare sollievo nel sapere che non c’è il nostro nome nell’almanacco dei caduti. Così possiamo continuare a scrivere “VERGOGNA”. Ma è una soddisfazione da nulla. Una presunzione da sopravvissuti. Il filo del non-ritorno col quale continuiamo a tessere le nostre giornate con quel sopracciglio che continua a restare immobile. Tranne che davanti a un selfie da pubblicare dove quel sopracciglio si inarcherà sino a sfiorare il quinto piano di qualche palazzo. A queste condizioni, siamo tutti per il “bene della città”.
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