Leoni da tastiera contro la figlia autistica di Faraone: la risposta del padre «Non nasconderemo i nostri figli»
Leoni da tastiera contro la figlia autistica di Faraone: la risposta del padre «Non nasconderemo i nostri figli»
La lettera che il deputato di Italia Viva Davide Faraone ha scritto al Corriere della Sera dopo gli insulti ricevuti sui social per alcune fotografie insieme alla figlia Sara va oltre la semplice risposta agli haters. È una presa di posizione pubblica sul diritto delle persone con disabilità a vivere la propria vita senza essere giudicate, derise o trasformate in oggetto di pietà.
Sara ha 23 anni e le è stato diagnosticato l’autismo quando aveva poco più di due anni. Faraone racconta di aver condiviso alcune fotografie di una giornata al mare trascorsa con la figlia: immagini semplici, quelle di un padre e di una figlia che stanno bene insieme, ridono e si godono una giornata di vacanza.
Ma sotto quelle fotografie sono comparsi commenti offensivi e crudeli. Tra le frasi rivolte a Sara anche «Sembra un uomo» e «Che scherzi fa la natura». Parole che, secondo Faraone, raccontano soprattutto il problema di chi le pronuncia: uno sguardo ancora incapace di accettare la diversità come parte della normalità.
«Mia figlia è semplicemente una delle infinite forme in cui la natura ha deciso di esprimersi», scrive il deputato, ribaltando completamente la prospettiva. Non è la persona a dover essere spiegata o giustificata, ma sono i pregiudizi e gli ostacoli costruiti dalla società a dover essere messi in discussione.
«I problemi sono gli ostacoli che incontra, i pregiudizi che subisce e, qualche volta, lo sguardo di chi vede prima la disabilità e poi la persona», sottolinea Faraone.
Ed è proprio questo uno dei passaggi centrali della sua riflessione. Sara non è soltanto una diagnosi: è una giovane donna, una figlia, una persona che vive, ride, nuota, mangia, si diverte e trascorre le vacanze con la propria famiglia.
Anche una fotografia può diventare così il terreno di uno scontro tra due modi completamente diversi di guardare alla diversità. A chi ha scritto «Mi sono spaventata», Faraone risponde invitando a riflettere non sulla figlia, ma sullo sguardo di chi osserva.
«Si preoccupi piuttosto di ciò che riesce a scrivere una persona adulta davanti alla felicità degli altri», è il senso della sua risposta.
La lettera diventa quindi anche un messaggio rivolto alla società: le persone con disabilità non devono essere nascoste per evitare il disagio degli altri. Devono poter andare al mare, al ristorante, in vacanza, passeggiare, ridere e vivere la propria quotidianità senza sentirsi fuori posto.
«Non ci chiuderanno in casa. Non nasconderemo i nostri figli per risparmiare agli altri la fatica di incontrare la diversità», scrive Faraone.
Una frase che racchiude il significato più profondo della vicenda. L'inclusione non può significare soltanto tollerare chi è diverso, ma permettergli di vivere pienamente la propria vita, alla luce del sole, senza dover chiedere il permesso.
Faraone sceglie inoltre di non raccontare la figlia attraverso il dolore o la compassione. La disabilità non viene descritta come una tragedia, ma come una delle caratteristiche di una persona che ha, come tutti, il diritto alla felicità.
E il messaggio finale è rivolto direttamente a Sara: «Sara non ha niente di cui vergognarsi. E io, di essere suo padre, sono immensamente felice».
Una vicenda che riporta al centro una domanda semplice ma ancora necessaria: perché, davanti alla felicità di una famiglia, qualcuno sente il bisogno di giudicare una persona soltanto perché appare diversa?
Nell'epoca dei social, dove ogni fotografia può diventare immediatamente pubblica e commentabile, la storia raccontata da Faraone mostra ancora una volta quanto sia necessario imparare a guardare prima la persona e soltanto dopo, eventualmente, la sua disabilità.
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