Paternò, Comune sciolto per mafia: una ferita che cambia la storia della città
Lo scioglimento per mafia del Comune di Paternò non è solo un atto amministrativo.È un colpo durissimo per una città già fragile, ed è — soprattutto — un messaggio che riguarda tutta la Sicilia.Per la...
Lo scioglimento per mafia del Comune di Paternò non è solo un atto amministrativo.
È un colpo durissimo per una città già fragile, ed è — soprattutto — un messaggio che riguarda tutta la Sicilia.
Per la prima volta nella sua storia, Paternò vive l’onta del provvedimento più estremo previsto dalla legge. Una ferita che non cancella l’orgoglio dei paternesi, ma apre una pagina nuova, amara, che merita di essere capita fino in fondo.
Paternò è sempre stata una realtà in cui la politica ha avuto un peso enorme.
Da qui sono passati, e ancora oggi passano, personaggi di rilievo nelle istituzioni regionali e nazionali. Una città che, per densità di “potere”, ha spesso avuto una voce forte nei palazzi che contano.
Ma questo prestigio non ha mai camminato di pari passo con i problemi quotidiani: dispersione scolastica tra le più alte della provincia, quartieri difficili, servizi in difficoltà, giovani che fuggono altrove per costruirsi un futuro.
La zona grigia che logora Paternò
Il provvedimento del Governo non parla di mafia con la coppola e la lupara.
Parla invece della zona grigia, quella delle relazioni ambigue, dei favori, dei rapporti opachi tra pezzi di politica e interessi privati. È lì che, secondo la relazione prefettizia, si sarebbero insinuati condizionamenti incompatibili con un’amministrazione sana.
Non è una sorpresa per chi, a Paternò, vive ogni giorno la macchina burocratica, gli equilibri instabili, le alleanze che cambiano colore a seconda del vento.
La città reale: tra silenzi, paura e voglia di riscatto
Dietro gli scontri politici e le carte ufficiali, c’è una comunità vera.
Quella che lavora, studia, fa sacrifici, cresce figli e spera in un futuro migliore.
Quella che vede Paternò finire nel tritacarne mediatico e si sente umiliata, pur non avendo colpe.
E poi c’è chi si sente schiacciato da anni di promesse mancate, chi si è abituato a non pretendere più nulla, chi ha perso fiducia nelle istituzioni. Una parte della città che, pur volendo reagire, non trova lo spazio e gli strumenti per farlo.
Lo scioglimento non è un punto d’arrivo: è un punto di partenza
Adesso Paternò entra in una fase delicata.
I commissari prefettizi avranno il compito di ripulire, ristabilire ordine e credibilità. Ma da soli non basteranno.
Serve uno scatto d’orgoglio:
- della politica, che deve smettere di nascondersi dietro le convenienze;
- della società, che deve tornare a pretendere legalità e trasparenza;
- dei giovani, che sono l’unica vera alternativa alla rassegnazione;
- delle istituzioni, che devono tornare a essere case aperte e non fortini di potere.
Paternò può rialzarsi, ma deve volerlo
Il rischio più grande è la rassegnazione.
La sensazione di un destino già scritto.
L’idea che “tanto qui non cambia mai niente”.
Ma non è così.
Paternò ha una storia fatta anche di dignità, di lavoro, di persone che non si arrendono.
Lo scioglimento per mafia non deve diventare un marchio, ma una spinta a trasformare davvero la città.
Oggi Paternò si guarda allo specchio.
E quello specchio riflette non solo i suoi errori, ma anche le occasioni mancate di tutta la Sicilia.
Adesso sta a noi — tutti — decidere cosa fare con questa immagine.
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