Paternò violenta, i barbari in casa nostra: che si alimentano della nostra omertà
Suonano gli antifurti ma nessuno sente o vede niente. Anche la città deve dare una mano: e, per favore, risparmiateci gli appelli alla politica
95047.it Dagli assalti notturni ai danni delle scuole alle spaccate. Dalle saracinesche sventrate alle rapine. In meno di una settimana la città è caduta sotto i colpi di una inemendabile violenza. Una Paternò ostaggio di gente vigliacca; di balordi spudoratamente senza scrupolo; di scassapagghiari alla ricerca di pochi spiccioli. E che perdipiù, alla fine, riescono pure a farla franca. A passarla liscia. E’ una città che deve inevitabilmente interrogarsi. Ed, allora, cosa va fatto fin da subito?
Evitiamo gli sterili ed accorati appelli alle forze dell'ordine che fanno quello che possono nonostante siano male equipaggiate e prive di strumenti normativi necessari. Pochi uomini e mezzi a disposizione e quando si riesce a beccare qualcuno in flagranza, già l’indomani la legge lo scarcera. In questo contesto, gli uomini in divisa agiscono in riduzione del danno: oggi, è questa l’amara verità. Vorremmo pene giuste ma severe: ma in parlamento la legge se la sono costruita a loro piacimento.
Evitiamo, vi scongiuriamo, gli appelli alla politica. I dati di fatto (non le opinioni) dicono che la politica se ne frega altamente della questione della sicurezza. Oppure, strumentalmente, la utilizza per biechi calcoli di consenso.
Proviamo, semmai, a ricominciare da noi stessi. Dall’abbattere quel muro di gomma che non ci ha abbandonati: quasi fosse trascritto nel nostro Dna. Le cronache delle ultime ore ci dicono che, tanto per fare un esempio, nel caso del furto con spaccata al negozio d’abbigliamento di via Vittorio Emanuele, si è sentito più di un botto fragoroso. E’ pure scattato l’allarme. Siamo in pieno centro, tra tante case. Eppure, nessuno dice di avere visto alcunché. Eccoci, allora, divorati dalla nostra stessa indifferenza che alimenta questi barbari feroci: barbari che abbiamo in casa. Che la nostra casa, la nostra Paternò, la stanno distruggendo e che si alimentano del nostro voltarci dall’altra parte. Il caso dell’altra notte, come detto, è solo un esempio: negli ultimi mesi, in circostanze simili, non si è trovato un solo testimone che anche restando nell’anonimato abbia voluto raccontare ciò che ha visto. Ed il paravento de “lo Stato mi lascia solo, perché dovrei parlare? Io mi faccio i fatti miei” è solo la scusante che affossa con la sua mano spietata questa città sempre più a fondo.
Scriviamo queste parole per puntare il dito contro gli omertosi. Ma anche per stigmatizzare le parole di quegli amministratori che riescono ad essere grottescamente fuoriluogo continuando a raccontare, come un disco incantato, della salvifica narrazione della città serena come se Paternò adesso fosse una meraviglia in divenire: quasi che chi non si allinea all'ottimismo obbligatorio farebbe meglio ad andare in eslio.
Paternò, nella sua essenza nobile ma ormai spogliata di ogni ornamento, sembra non appartenere più ai paternesi. Basta camminare per strada, basta una semplicissima passeggiata, per rendersene conto. E negli occhi e nel cuore di chi la vive davvero questa città si compie il manifesto di un abbandono. Anche per questo non possiamo rimanere indifferenti: rischiamo di fare facile retorica ma una città più sicura paradossalmente dipende soprattutto da noi. Dalla nostra forza di non voltarci dall’altra parte.
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