Polizia amministrativa, le competenze passano ai Comuni anche in Sicilia
Anche in Sicilia le funzioni di polizia amministrativa saranno trasferite ai Comuni, come già avviene da decenni nel resto d’Italia. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato il decreto legislati...
Anche in Sicilia le funzioni di polizia amministrativa saranno trasferite ai Comuni, come già avviene da decenni nel resto d’Italia. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato il decreto legislativo che recepisce il disegno di legge varato dalla giunta Schifani lo scorso gennaio.
Cosa cambia
La polizia amministrativa riguarda tutte quelle attività di controllo e autorizzazione che la Pubblica amministrazione esercita su cittadini e imprese per assicurare il rispetto delle regole.
Si tratta, quindi, di licenze, permessi e autorizzazioni legati a:
- concerti, feste di piazza ed eventi pubblici;
- sagre, fiere e manifestazioni sportive;
- apertura di locali pubblici (bar, cinema, teatri, discoteche);
- rispetto delle norme su orari, sicurezza e capienza.
Non parliamo quindi di pattugliamenti o di polizia giudiziaria, ma della gestione delle regole che disciplinano la vita pubblica e commerciale.
Il quadro normativo
Il provvedimento attua l’articolo 31 dello Statuto siciliano e riguarda in particolare le licenze previste dal Testo unico di pubblica sicurezza del 1931, tra cui quelle per spettacoli ed eventi.
«Finalmente anche in Sicilia si compie questo passaggio – ha dichiarato il presidente della Regione, Renato Schifani – in linea con quanto già stabilito per le Regioni a statuto ordinario sin dal 1977. La Corte costituzionale, intervenuta nel 2023, ha dato ulteriore impulso a un percorso che semplifica il sistema delle autorizzazioni e alleggerisce il ruolo dello Stato».
Nessun costo aggiuntivo
Il ddl, composto da cinque articoli, specifica che il trasferimento non comporterà costi aggiuntivi né per i Comuni né per la Regione. Le pratiche saranno gestite dal personale già in servizio, come avviene per gli altri procedimenti autorizzativi.
Resta comunque l’obbligo di comunicare i provvedimenti ai prefetti, i quali potranno sospenderli o annullarli in caso di esigenze di sicurezza pubblica.
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