Quanto sono superstiziosi i catanesi? Ecco i riti più comuni prima di una partita o di una scommessa

Quasi 8 tifosi su 10 hanno un rituale portafortuna da compiere poco prima del fischio d'inizio. A livello nazionale, il 15,9% degli italiani ha consultato almeno una volta un mago o un cartomante. Com...

A cura di Redazione Redazione
21 novembre 2025 14:27
Quanto sono superstiziosi i catanesi? Ecco i riti più comuni prima di una partita o di una scommessa -
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Quasi 8 tifosi su 10 hanno un rituale portafortuna da compiere poco prima del fischio d'inizio. A livello nazionale, il 15,9% degli italiani ha consultato almeno una volta un mago o un cartomante. Com'è la situazione a Catania? Tra la devozione per Sant'Agata e la passione per il calcio, c'è un motivo se i numeri restano elevati.

Quanto sono superstiziosi i catanesi? Se ti riconosci in chi indossa sempre la stessa sciarpa o cambia strada per arrivare al Massimino, sei in buona compagnia. A Catania i gesti scaramantici fanno proprio parte della tradizione e si mescolano con la vita di quartiere, il bar sotto casa, la domenica allo stadio e persino con la puntata su NetBet.it fatta dallo smartphone. Oggi che lo sport viene vissuto sempre in "live" con delle scommesse in tempo reale, è normale chiedersi se anche i riti si siano modificati nel tempo e in che modo. Ti sarà sicuramente capitato di fare il segno della croce prima di fare una puntata rischiosa, oppure di controllare i risultati solo dopo aver indossato la maglietta della tua squadra del cuore. A Catania il confine tra la fede popolare, le abitudini e il tifo sono profondamente radicati.

Abitudini fisse: dal posto allo stadio ai piccoli gesti che fanno sentire nel flow

Chi entra al Massimino tende a ripetere sempre le stesse micro-azioni: varcare il tornello di sinistra, sedersi nello stesso settore, alzare la sciarpa durante un momento preciso del coro. Sono routine che esistono in tutta Italia, ma qui si intrecciano con i simboli cittadini. Nel prepartita c'è chi evita di gufare con delle frasi troppo sicure, chi tocca ferro o si fa il gesto apotropaico delle corna.

La stampa sportiva nazionale ha raccontato spesso queste consuetudini, che funzionano da coperta psicologica. Non cambiano il risultato, ma cambiano come lo vivi.

La Santuzza nel tifo rossazzurro tra devozione popolare e richiami identitari

A Catania la devozione per Sant'Agata è un tratto identitario fortissimo. La festa richiama ogni anno una marea di persone e per molti è un appuntamento che scandisce il calendario emotivo della città. Questo legame filtra anche nel tifo: in più occasioni la figura della Santa è entrata nel linguaggio degli spalti, segno di quanto il simbolo religioso e quello calcistico dialoghino nella cultura locale.

La squadra, la città e la Santuzza condividono i racconti e le immagini. Basta pensare a come i media locali raccontano i riferimenti a Sant'Agata nelle coreografie o nelle sfide accese della Curva.

Quando si parla di scommesse i riti diventano personali e quasi segreti

Prima di una giocata, la scaramanzia si fa ancora più intima. C'è chi compila la schedina o i dati sull'app sempre alla stessa ora, chi usa la stessa penna, chi non pronuncia i segni a voce alta, chi cambia stanza per non portare sfortuna. Le abitudini sono le stesse che accompagnano il tifo, solo traslate su un gesto individuale.

Il dato dei tifosi con i rituali aiuta a capirlo: se quasi 8 su 10 dichiarano di avere delle pratiche portafortuna, è normale che quelle pratiche entrino anche nella routine di chi punta sulla partita, in tabaccheria oppure online. La logica è sempre quella di ridurre l'ansia, di sentirsi in controllo e di non spezzare la sequenza fortunata.

Tra bar e salotti catanesi: quali sono i gesti scaramantici più comuni oggi

Sei curioso di sapere quali sono i riti più diffusi nella zona di Catania? Di sicuro, ne hai già sentito parlare:

  • Toccare ferro o, più spesso, sfiorare un portachiavi a forma di ferro di cavallo mentre si parla del risultato. È uno dei gesti più noti della tradizione mediterranea.
  • Fare la mano cornuta quando qualcuno fa un pronostico troppo ottimistico, o cambiare posto sul divano se è andata male l'ultima volta. Sono piccoli atti apotropaici della cultura pop dello stivale, codificati nel tempo.

Una memoria calcistica che pesa ancora parecchio

L'eco di "Clamoroso al Cibali" è parte del mito cittadino. Quella frase, legata allo stadio oggi intitolato ad Angelo Massimino, è diventata il modo in cui tutta l'Italia racconta una vittoria inattesa.

Avere un totem narrativo così forte contribuisce a costruire il clima intorno alla partita, aiuta a sentirsi parte di qualcosa di imprevedibile, dove il rito scaramantico è un modo di stare nel racconto. Anche la storia e l'atmosfera del Massimino, uno dei templi del pallone siciliano, spiegano perché la gente, qui, faccia e rifaccia gli stessi gesti come se fossero un coro.

Cosa resta davvero di questi riti con il passare degli anni

In fondo, la domanda è semplice: servono? Forse no, ma raccontano. Raccontano di una città che tiene ai propri simboli, che vive il calcio come un rito comunitario e che, quando compila una schedina o entra al Massimino, preferisce non cambiare una scia fortunata.

I numeri dicono che la scaramanzia è molto diffusa nel tifo italiano e che le credenze popolari resistono, ma a Catania ci sono in più i segni della memoria condivisa e la presenza, affettuosa, della Santuzza. Se ti accorgi che metti la sciarpa sempre nello stesso modo o che entri dallo stesso varco, non stupirti: stai solo giocando la tua parte in una storia che qui, da generazioni, si tramanda con naturalezza.