Sicilia, paura per gli agrumi: “Arance dall’estero con pesticidi vietati”
Sicilia, “Arance dall’estero con pesticidi vietati”
Torna alta l’attenzione in Sicilia sul tema delle importazioni di agrumi dall’estero. L’ingresso nei mercati europei di arance provenienti dall’Egitto, con residui di fitofarmaci vietati, riaccende infatti una questione delicata che coinvolge sicurezza alimentare, concorrenza e tutela delle produzioni locali.
A lanciare l’allarme è il Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP, che chiede controlli più severi alle frontiere e nei punti di distribuzione, dopo la segnalazione di una partita di agrumi intercettata in Italia con tracce di Chlorpropham, una sostanza non autorizzata nell’Unione Europea dal 2019.
La notizia è stata riportata dal RASFF, il Sistema di Allerta Rapida per Alimenti e Mangimi, che avrebbe registrato nella spedizione valori pari a 0,21 mg/kg, superando ampiamente i limiti che erano previsti prima del bando europeo. Un dato che riporta al centro il dibattito sulla sicurezza dei prodotti alimentari e sull’applicazione uniforme delle regole nel commercio internazionale.
«Non è accettabile che esistano standard differenti sulla sicurezza alimentare», ha dichiarato Gerardo Diana, presidente del Consorzio. Una posizione netta, che sottolinea come le normative europee sui residui fitosanitari siano tra le più severe al mondo e rappresentino una garanzia per i consumatori.
Non solo salute: è anche concorrenza sleale
Il problema, però, non riguarda soltanto l’aspetto sanitario. Per l’agrumicoltura siciliana, già in difficoltà da anni, l’arrivo di grandi quantitativi dall’estero è anche un tema economico e competitivo.
Secondo il Consorzio, in Paesi come l’Egitto il costo del lavoro risulta sensibilmente più basso e i controlli meno stringenti rispetto a quelli imposti alle aziende italiane. Questo crea una concorrenza che rischia di comprimere ulteriormente i margini delle imprese siciliane, proprio mentre il Paese nordafricano consolida la propria presenza nell’export mondiale di agrumi e amplia le superfici coltivate.
Produzioni in difficoltà dopo il ciclone Harry
A rendere il quadro ancora più delicato contribuiscono anche le condizioni climatiche recenti. Il passaggio del ciclone Harry ha colpito diverse aree produttive strategiche, riducendo disponibilità e rese nel comparto agrumicolo italiano. In un contesto già fragile, l’arrivo di volumi consistenti dall’estero potrebbe incidere ancora di più sugli equilibri di mercato.
Il rischio fitosanitario: patogeni e parassiti da quarantena
Il Consorzio richiama inoltre l’attenzione su un altro rischio spesso sottovalutato: l’introduzione di parassiti e patogeni da quarantena non presenti in Europa. Tra le principali preoccupazioni figura la possibilità di ceppi virulenti di Tristeza degli agrumi, una malattia capace di compromettere anche i nuovi portainnesti selezionati negli ultimi anni.
Non si tratta di un timore astratto: la storia dell’agrumicoltura mediterranea dimostra quanto fragile possa essere l’equilibrio fitosanitario e quanto devastanti possano risultare infezioni introdotte da prodotti non adeguatamente controllati.
La richiesta: controlli più rigidi in tutta l’UE
La richiesta del Consorzio è chiara: rafforzare i controlli alle frontiere e all’interno dei Paesi membri, garantendo verifiche puntuali sui residui chimici e sulla sanità delle piante.
Per il Consorzio, la tutela della salute pubblica e la protezione della filiera agricola coincidono. In questo scenario, la scelta del consumatore di acquistare un prodotto certificato come l’Arancia Rossa di Sicilia IGP diventa un elemento fondamentale: una garanzia di tracciabilità, origine e rispetto degli standard europei.
Dietro l’allarme, infatti, non c’è solo la difesa di un’eccellenza siciliana, ma la salvaguardia di un comparto che nell’Isola rappresenta economia, identità e cultura. Oltre il prezzo al chilo.
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