TENTA DI STRANGOLARE IL FIGLIO CHE NON VUOLE FARGLI UNA SIGARETTA: IN MANETTE A RIPOSTO

La Procura Distrettuale della Repubblica, nell’ambito di indagini a carico di R.M., di 43 anni, indagato per i reati di maltrattamenti in famiglia e tentato omicidio commessi in danno del figlio minor...

A cura di Redazione Redazione
08 febbraio 2020 08:58
TENTA DI STRANGOLARE IL FIGLIO CHE NON VUOLE FARGLI UNA SIGARETTA: IN MANETTE A RIPOSTO -
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La Procura Distrettuale della Repubblica, nell’ambito di indagini a carico di R.M., di 43 anni, indagato per i reati di maltrattamenti in famiglia e tentato omicidio commessi in danno del figlio minorenne di 17 anni, ha richiesto e ottenuto la misura cautelare in carcere eseguita dai Carabinieri della stazione di Riposto.

Le indagini, coordinate dal pool di magistrati qualificati sui reati che riguardano la violenza di genere hanno evidenziato come il maltrattante, già destinatario il 14 gennaio scorso di un avviso di conclusione indagini emesso in relazione al reato di maltrattamenti in famiglia, commesso ai danni della madre e del fratello fino al 9 settembre dello scorso anno, e del reato di lesioni aggravate commesso ai danni della sola madre il 27 giugno dello scorso anno, abbia replicato la condotta vessatoria anche nei confronti del figlio minorenne.

L’intollerabile gesto è venuto alla luce grazie a una segnalazione urgente dei Servizi sociali del comune di Riposto inviata ai Carabinieri, con la quale si comunicava che era in atto il trasferimento del minore in una struttura idonea, a seguito del tentativo di soffocamento subito da quest’ultimo nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2020 a opera del padre in preda ai fumi dell’alcol.

Il minore, il successivo 14 gennaio, fu accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Acireale dove i medici gli riscontrarono un edema alla regione cervicale sinistra. In quell’occasione il minore, ascoltato dal medico di turno del Pronto soccorso poi affiancato dall’assistente sociale, dichiarò di essere stato aggredito dal genitore intorno alle 2 del 13 gennaio; in particolare, di essere stato svegliato mentre si trovava a dormire sul divano, perché il padre pretendeva che gli facesse una sigaretta; al suo rifiuto il genitore gli cinse le mani intorno al collo nel tentativo di strangolarlo e alla sua richiesta di aiuto rispose la zia paterna, che vive nella stessa casa, la quale permise al giovane di divincolarsi e fuggire; di aver subito nel recente passato un’altra aggressione sottolineando <<mai era stato così…pesante…stavolta sembrava che mi volesse ammazzare>>; che le condotte violente del padre erano recenti e legate all’abuso di sostanze alcoliche, mentre in passato avevano avuto solo liti verbali.

Circostanze confermate ai Carabinieri dalla zia del ragazzo che, anzi, aggiungeva che quella notte l’indagato avesse preteso dal figlio oltre alla preparazione della sigaretta anche che gli portasse a letto il “pappagallo” (oggetto niente affatto giustificato da uno stato clinico dell’uomo); di aver, poco dopo, udito il nipote chiedere aiuto e di essersi quindi alzata per raggiugerlo; giunta nel salotto vide il fratello di spalle intento ad aggredire il ragazzo e di aver spinto con forza il fratello consentendo al nipote di liberarsi dalla morsa; di aver portato il nipote a dormire con lei mentre il fratello le proferiva contro epiteti irripetibili e la minaccia <<te lo sei coricato con te? Difendilo.

Poi domani te la faccio vedere io>>; di essersi rivolta ai servizi sociali, i quali attivarono la procedura di allontanamento del minore dalla casa; che l’indagato, venuto a sapere che il figlio stava lasciando l’abitazione, commento con una frase volgare facendo intuire che non gliene fregava niente; che ormai il ragazzo era vittima del padre che a causa del suo stato di ubriaco cronico lo vessava continuamente a qualunque ora del giorno e della notte e, a fronte di un eventuale rifiuto o anche soltanto di un tentennamento, lo aggrediva, in alcuni casi inseguendolo all’interno delle mura domestiche, chiudendolo furi di casa, nonché – verbalmente – insultandolo e disprezzandolo.

La perfetta sinergia tra servizi sociali, carabinieri e autorità giudiziaria, ha consentito che si producesse un quadro probatorio a carico dell’indagato che, recepito in toto dal giudice, ne ha consentito l’arresto e la reclusione nel carcere di Catania Piazza Lanza.