Università di Messina, rimborsi gonfiati e spese non inerenti: scatta un sequestro da 1,6 milioni all'ex rettore

In data odierna, su delega della Procura della Repubblica di Messina, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno eseguito il decreto con il quale il giudice per le...

A cura di Redazione Redazione
26 novembre 2025 15:45
Università di Messina, rimborsi gonfiati e spese non inerenti: scatta un sequestro da 1,6 milioni all'ex rettore -
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In data odierna, su delega della Procura della Repubblica di Messina, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno eseguito il decreto con il quale il giudice per le indagini preliminari del Tribunale in sede ha disposto il sequestro di somme di denaro per l’importo di oltre un milione e seicentomila euro nei confronti dell’ex Rettore dell’Università di Messina.

L’indagine ha consentito di disvelare un sofisticato meccanismo attraverso il quale l’ex Rettore si sarebbe appropriato, indebitamente, di fondi destinati alla ricerca scientifica dell’Università. Sicché, allo stato, sono state contestate plurime ipotesi di peculato, essendosi l’ex Rettore, nella qualità di pubblico ufficiale e responsabile scientifico di numerosi progetti di ricerca affidati da enti privati o finanziati da enti pubblici al Dipartimento “ChiBioFaram” del locale Ateneo, appropriato di ingenti somme di denaro utilizzando, a fini di rimborso spese, documentazione contabile artefatta, gonfiata o non inerente ai medesimi progetti di ricerca scientifica formalmente condotti nel quadriennio 2019-2023.

Contestualmente, la Procura della Repubblica di Messina ha proceduto, con separato provvedimento, al sequestro preventivo, adottato in via di urgenza, di oltre 860.000 euro con riferimento a ulteriori somme di denaro di cui lo stesso ex Rettore si sarebbe appropriato, in ragione del proprio ufficio, avendo distratto a vantaggio di un’azienda agricola a lui riferibile beni e servizi in realtà destinati all’Università ed acquisiti con procedure di affidamento diretto gestite dall’Università. Anche in relazione a tale sequestro sono state contestate svariate ipotesi di peculato.

Le indagini, coordinate dai magistrati del Dipartimento specializzato in reati contro la pubblica amministrazione e delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, avevano preso avvio a seguito di diversi esposti presentati da un membro del Senato accademico della locale Università degli Studi, riferiti a presunte irregolarità ascrivibili al Rettore pro tempore dell’Ateneo peloritano in sede di rimborsi spese nell’ambito dell’attività di ricerca dallo stesso ex Rettore svolta.

Le complesse attività di indagine si sono articolate, anzitutto, nell’acquisizione di copiosa documentazione, comprensiva delle istanze di rimborso, dei giustificativi di spesa e dei mandati di pagamento effettuati dal Dipartimento “ChiBioFarAm” a favore dell’ex Rettore per gli anni 2019-2023, distribuiti su circa venti progetti di ricerca scientifica dei quali lo stesso era il Responsabile Scientifico.

Fra le varie irregolarità riscontrate: la presentazione di scontrini fiscali relativi ad acquisti effettuati prevalentemente per spese personali; la richiesta di rimborso di missioni effettuate asseritamente per attività di ricerca, ma risultate coincidenti con la presenza dell’ex Rettore ad eventi ippici. È emerso, quanto ai rimborsi giustificati tramite scontrini fiscali, che gli acquisti riguardavano materiali non afferenti alle attività di ricerca (ad es. materiale elettrico, idraulico ed edile). Gli approfondimenti condotti presso i fornitori hanno consentito di disvelare la reale destinazione dei medesimi materiali, non a beneficio dell’Ateneo, bensì dell’azienda agricola riconducibile all’ex Rettore.

La complessità dell’investigazione si è registrata altresì sul versante dell’attivazione degli strumenti della cooperazione giudiziaria internazionale, essendosi resi necessari approfondimenti su fatture provenienti da aziende estere. Alcuni documenti contabili, riconducibili ad aziende internazionali, avevano sollevato seri dubbi circa l’autenticità delle fatture poste a sostegno delle richieste di rimborso. Sono state quindi avanzate richieste di rogatoria internazionale, ritualmente evase dalle autorità giudiziarie svizzere, statunitensi e inglesi, che hanno consentito di documentare gli artifici contabili operati sulle fatture, essendo stata rilevata persino l’alterazione di alcuni documenti, dimostrando che in taluni casi il pagamento era stato effettuato da soggetti diversi dal richiedente.

Un’altra voce di spesa consistente è risultata connessa all’effettuazione di autodichiarate missioni per conto dell’Ateneo: anche in tale caso è emerso che una quota significativa dei rimborsi richiesti riguardava spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute dall’ex Rettore e, in alcuni casi, da ulteriori suoi ospiti, in località coincidenti con quelle presso cui erano stati disputati concorsi ippici ai quali lo stesso Rettore è risultato aver preso parte. In tale contesto sono state inoltre ricostruite richieste di rimborso, puntualmente fatturate, aventi ad oggetto l’effettuazione di servizi fotografici riguardanti, contrariamente a quanto rappresentato, documentazione di eventi ippici, dunque non inerenti all’attività di ricerca.

Infine, dalla dettagliata disamina dei movimenti di conto corrente sono emersi insoliti accreditamenti, derivanti da bonifici bancari aventi quale beneficiario l’ex Rettore, per un totale di 210.000 euro, ordinati da numerosi ricercatori facenti parte del gruppo del Dipartimento “ChiBioFarAm” dell’Università di Messina, con causali quali rimborso per acquisto di materiale di laboratorio, manutenzione impianti o anticipo spese. Le attività di indagine hanno permesso, allo stato, di escludere che vi sia stata un’effettiva anticipazione di spese per l’acquisto di materiali utili alla ricerca da parte dei ricercatori, a causa della non riferibilità, ai medesimi, delle firme apposte nelle istanze di rimborso, nonostante esse fossero state presentate a loro nome.

Un secondo e complementare filone investigativo, relativo al sequestro preventivo d’urgenza disposto dal Pubblico Ministero, scaturisce dalla trasmissione all’Autorità Giudiziaria, da parte degli attuali vertici dell’Ateneo di Messina, degli esiti della verifica ordinata dalla “Commissione audit straordinaria” incaricata dal Direttore Generale dell’Ateneo di esaminare la legittimità di 61 decreti di pagamento emessi dal Dipartimento “ChiBioFarAm”. Il controllo interno era volto a verificare la conformità, alle norme vigenti, delle procedure di affidamento diretto di beni e servizi effettuate tra il 24 gennaio 2023 e l’11 ottobre 2023. Anche in tale caso, i beni e i servizi sarebbero stati forniti solo formalmente all’Università per finanziare progetti di ricerca, essendo stati in realtà distratti dall’ex Rettore a beneficio dell’azienda agricola a lui riferibile (Divaga Società Agricola srl).

Le attività investigative hanno permesso di ricostruire condotte consistite nel proporre contratti di affidamento per l’erogazione di fondi destinati a progetti di ricerca universitari dei quali era responsabile scientifico, fondi che sarebbero stati poi destinati, prevalentemente, alla costruzione di un’importante struttura per attività equestri (campi da equitazione e box per cavalli) facente capo alla società agricola riconducibile all’ex Rettore.

“Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti dell’indagato, che – in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari – è da presumersi innocente fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità, con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio davanti al giudice terzo e imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di responsabilità e l’eventuale restituzione di quanto sottoposto a sequestro.”