Vendite su Vinted, eBay, Subito e tutti i siti online: oltre 2.000€ o 30 operazioni può scattare la segnalazione al Fisco
Negli ultimi anni piattaforme come Vinted, eBay, Subito.it e altre realtà di compravendita online sono diventate un punto di riferimento per chi vuole liberarsi di oggetti usati o fare affari risparmi...
Negli ultimi anni piattaforme come Vinted, eBay, Subito.it e altre realtà di compravendita online sono diventate un punto di riferimento per chi vuole liberarsi di oggetti usati o fare affari risparmiando. Un sistema rapido, comodo e ormai diffusissimo. Tuttavia, proprio questo boom ha acceso un faro dell’Agenzia delle Entrate sui movimenti economici che avvengono nel cosiddetto mercato “peer-to-peer”.
Secondo un recente studio dell’Eurispes, intitolato “Il fisco nel mondo virtuale”, una parte degli utenti non si limita alla vendita occasionale di capi, accessori o oggetti personali, ma utilizza questi portali come veri e propri canali commerciali, mascherando attività continuative senza partita IVA. Da qui l’esigenza di regole più stringenti a livello europeo.
Con l’entrata in vigore della direttiva DAC7, operativa dal 2023, le piattaforme digitali sono obbligate a trasmettere al Fisco i dati degli utenti che superano determinate soglie: più di 30 vendite annuali oppure introiti superiori a 2.000 euro. Il trasferimento delle informazioni non comporta automaticamente un’imposizione fiscale, ma consente all’Agenzia delle Entrate di monitorare e, se necessario, avviare controlli.
È importante distinguere: chi vende saltuariamente oggetti personali non è soggetto a tassazione. Diverso è il caso in cui le transazioni diventano numerose e sistematiche, avvicinandosi a un’attività professionale. Su questo punto è intervenuta anche la Corte di Cassazione che, con una sentenza del 21 marzo 2025 (n. 7552), ha stabilito che un privato può essere considerato imprenditore anche senza partita IVA qualora realizzi vendite online abituali e rilevanti, con conseguente obbligo di dichiarare i proventi e versare le imposte dovute.
Il fenomeno è in espansione: sempre più soggetti, titolari di attività reali, tentano di presentarsi come venditori occasionali per sfuggire ai controlli. L’Agenzia delle Entrate, informata automaticamente dalle piattaforme secondo quanto previsto dalla normativa europea, sta intensificando le verifiche proprio per contrastare comportamenti elusivi.
La compravendita tra privati resta dunque del tutto legittima, ma chi trasforma queste piattaforme in una vetrina commerciale vera e propria dovrà adeguarsi agli obblighi fiscali.
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