Catania, anziana isolata e manipolata: tentata truffa da 3 milioni

Catania, anziana isolata e manipolata: tentata truffa da 3 milioni

A cura di Redazione
23 marzo 2026 09:33
Catania, anziana isolata e manipolata: tentata truffa da 3 milioni -
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Su disposizione della Procura della Repubblica distrettuale di Catania, la Polizia di Stato – Squadra Mobile della Questura di Catania, ieri mattina, ha dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Catania, su richiesta di questo Ufficio, nei confronti di un uomo cl. 1973, sottoposta alla misura del divieto temporaneo di esercitare attività lavorativa e professionale in istituti bancari e di credito per la durata di 12 mesi, e di una donna cl. 1976, sottoposta alla misura dell’obbligo di presentazione alla P.G. territorialmente competente per tre giorni alla settimana.

Le indagini, coordinate da questo Ufficio e svolte dalla Polizia di Stato – Squadra Mobile di Catania – hanno permesso di acquisire allo stato attuale degli atti, ferma restando la presunzione di innocenza, gravi elementi indiziari a carico degli indagati, per i delitti di circonvenzione di incapace e tentata appropriazione indebita, entrambi in forma pluriaggravata.

Le investigazioni – attivate da una solerte segnalazione proveniente da funzionari di un istituto bancario del Capoluogo etneo, degli Uffici della Squadra Mobile, avente ad oggetto una circonvenzione ai danni di una loro facoltosa anziana cliente, senza figli né parenti vicini, – hanno permesso di cogliere le fasi più importanti dell’attività criminosa in itinere, posta in essere dalle indagate in concorso con altri complici.

Le attività di indagine di tipo tradizionale e tecnico, tempestivamente avviate, hanno consentito infatti di identificare gli indagati, intenti a realizzare una serie di operazioni necessarie per appropriarsi del patrimonio della vittima, ammontante a circa 3 milioni di euro.

Il 24.11.2025 era stata eseguita, sempre su disposizione di questa Procura, la prima trance dell’operazione con la sottoposizione alla misura della custodia cautelare in carcere di una fioraia, ritenuta a livello di gravità indiziaria deus ex machina dell’intera operazione illecita, e degli arresti domiciliari di un avvocato. In particolare la fioraia, vicina di casa dell’anziana, ha svolto il ruolo più importante, accaparrandosi la fiducia della persona offesa, manipolandola, isolandola dal contesto esterno e rendendola completamente dipendente da lei e da sua figlia. La vittima, ottantacinquenne, era stata isolata in casa dalla fioraia che l’aveva invitata a non avere alcun contatto, anche solo telefonico, con parenti e/o persone estranee se non tramite lei. All’anziana era stato di fatto reso impossibile anche il ricevimento della corrispondenza, in quanto la stessa indagata aveva anche invitato il portiere dello stabile a consegnarla esclusivamente a lei.

Al fine di realizzare il progetto criminale, mascherato da una parvenza di legalità, si è resa necessaria l’individuazione di professionisti e/o tecnici che hanno coadiuvato la donna, ciascuno con le proprie competenze e conoscenze di settore, con la prospettazione di lauti compensi. Tra le citate figure si è delineata quella dell’avvocato con il compito di curare il trasferimento del patrimonio finanziario della persona offesa ad un nuovo istituto di credito, attraverso l’intervento compiacente del consulente finanziario, odierno destinatario della misura. Parimenti fondamentale è stato il contributo di una segretaria di uno studio notarile catanese anch’ella destinataria del sopraindicato provvedimento che, grazie all’esperienza maturata, ha suggerito la modalità più agevole per perfezionare l’azione criminosa, facendo redigere una procura speciale in favore dell’avvocato, una generale per la fioraia e un nuovo testamento dell’anziana finalizzato a revocare quello precedente, redatto lo scorso anno, che prevedeva la devoluzione dell’intero patrimonio a un ente religioso legato a Padre Pio, con la nomina della fioraia quale erede universale.

Durante l’attività è stata documentata una presunta elargizione di denaro della fioraia nei confronti della predetta collaboratrice dello studio notarile, a titolo di remunerazione dell’attività illecita svolta, giustificata dalla stessa, in sede di interrogatorio preventivo, come “lauta mancia” per il lavoro espletato pari (a dire della stessa) a 300,00 euro, da considerarsi, invece, come vero e proprio profitto a titolo di compenso per l’aiuto morale e materiale prestato per la realizzazione del disegno criminoso.

Dalle indagini svolte è emerso, a livello di gravità indiziaria, che la fioraia, su suggerimento della stessa segretaria dello studio notarile si stesse adoperando per ottenere un certificato da un medico, attestante la capacità d’intendere e di volere dell’anziana, che, invece, è risultata avere un deficit dei processi cognitivi ed una riduzione dell’orientamento temporale.

All’anziana vittima, già dopo la prima fase di esecuzione, è stato nominato un curatore, che sta tuttora provvedendo alla sua assistenza.