Da Giarre a Paternò: il disastro della sanità e la connivenza della politica

[Corsivo 2.0] C'è scappato il morto domenica. Ma anche la nostra città verrà scippata del Pronto soccorso sotto il proferimento di una parolina magica: rifunzionalizzare. Ma non c'è solo questo, purtroppo

26 maggio 2015 07:57
Da Giarre a Paternò: il disastro della sanità e la connivenza della politica -
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95047.it Una volta ancora, nella terra del “tutto è consentito”, ha avuto la meglio il potere. Col suo proselitismo di carte bollate e divagazioni. La potestà che mangia di magro per la quaresima e che si veste di nero per il tempo necessario del lutto, per pulirsi la coscienza. E’ accaduto di nuovo. E’ accaduto a pochi chilometri da noi, a Giarre. Una donna morta (la cronaca meriterebbe un approfondimento a parte) dove si è deciso di ridimensionare l’ospedale con tutto quello che ne consegue: con lo scippo del Pronto soccorso. “Rifunzionalizzare” è stata la parola utilizzata dalla malapolitica e dai burocrati per ammaliare la gente di Giarre. Guardacaso quella stessa parolina magica utilizzata dall’ex direttore generale Ida Grossi quando venne a Paternò in una grottesca mattina di aprile. “Rifunzionalizzare”: bastava questa parolina per dare il via alla sinfonia dei pifferai con il potere seduto al tavolo che applaudiva (non tutti, per fortuna) e calava la testa. Ve lo diciamo noi che significa “rifunzionalizzare”: significa tagliare, chiudere, togliere i servizi alla gente, depotenziare il presidio sanitario.

E del resto, la politica è complice di se stessa. In altre faccende affaccendata, ha i suoi pascoli clientelari da curare, specialmente sotto minaccia di possibili elezioni, dunque non può occuparsi della vita e della morte delle persone.
Paternò come Giarre. Qui con un colpo di mano è stato portato via il Pronto soccorso (e venerdì la Borsellino proverà a rimediare, doveva prima scapparci il morto): a Paternò è lo stesso. Portata via l’ostetricia, è stato deciso che il Pronto Soccorso verrà trasferito tra qualche tempo a Biancavilla.

La politica nel frattempo ha fatto a scaricabarile. Ovviamente, anche quella locale che, fatte salvo le dovute eccezioni, ha incolpato chi c’era prima (e ci può stare, purché non resti - com’è accaduto - con le mani in mano) ed esultato per le briciole di elemosina da 650 mila euro che il direttore precedente ha sbavato sui paternesi. Quella stessa politica che ha avuto il coraggio barbaro di insinuare con veleno che il Comitato per la difesa dell’ospedale facesse politica. E’ storia nota: il sistema si sente attaccato nel proprio ruolo e reagisce. Sente di perdere il proprio potere e attacca nel modo più meschino. Anche la stampa che “osa” occuparsi di queste vicende è etichettata subdolamente con “facente politica”.
Di santini elettorali all’interno del Comitato e delle redazioni non ne abbiamo visti girare: di ipocrisia nelle stanze dei bottoni delle istituzioni paternesi, in compenso, ne abbiamo vista scorrere a fiumi. Vi meritereste una “rifunzionalizzazione” applicata alla politica. Perdonate la battuta ma non vogliamo scherzarci sù: la questione è serissima. C’è chi fa finta di non accorgersene: mentre voi rifunzionalizzate, le persone muoiono.