Etna, Musumeci: «Fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto». Quasi 700 voli saltati, danni fino a 24 milioni
Etna, Musumeci: «Fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto». Quasi 700 voli saltati, danni fino a 24 milioni
I pesanti disagi provocati dall’attività dell’Etna negli aeroporti della Sicilia orientale riaprono il dibattito sulla posizione dello scalo di Catania e sulla necessità di pensare a lungo termine alle infrastrutture aeroportuali dell’Isola.
A intervenire è il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, secondo il quale quanto sta accadendo negli aeroporti di Catania e Comiso, tra cancellazioni, ritardi e dirottamenti nel pieno della stagione estiva, rappresenta un problema che la Sicilia conosce ormai da molti anni.
Musumeci torna infatti su una questione sollevata già alla fine degli anni Novanta. Nel 1999, ricorda, aveva evidenziato i limiti dell’aeroporto di Fontanarossa e soprattutto la sua vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna.
Nel Piano territoriale provinciale venne allora inserita la proposta di una possibile delocalizzazione dello scalo, accompagnata anche da uno studio preliminare per la realizzazione di un nuovo aeroporto nella Piana, tra Catania ed Enna, pensato per servire sette delle nove province siciliane.
Un progetto che, però, non trovò il necessario sostegno.
Da allora il traffico aereo e i flussi turistici sono cresciuti notevolmente, mentre le eruzioni dell’Etna continuano periodicamente a incidere sull’operatività degli aeroporti della Sicilia orientale.
Musumeci sottolinea che non si tratta necessariamente di riproporre oggi lo stesso progetto elaborato quasi trent’anni fa, ma ritiene che quanto accaduto in questi giorni imponga una riflessione.
«È difficile negare che i fatti di questi giorni dimostrano una sola cosa: ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto».
Secondo il ministro, il problema dovrebbe quindi essere affrontato nell’ambito della futura programmazione delle grandi infrastrutture siciliane, valutando quale ruolo l’Isola voglia assumere nel crescente sistema della mobilità aerea.
A rendere ancora più pesante il quadro sono i numeri dell’emergenza.
Tra l’8 e l’11 agosto, secondo un’elaborazione effettuata sulla base dei dati Sac, sarebbero stati quasi 700 i voli saltati all’aeroporto di Catania a causa dell’attività eruttiva dell’Etna, considerando cancellazioni e collegamenti dirottati verso altri aeroporti.
Solo sul fronte delle partenze sarebbero stati cancellati circa 400 voli, ai quali si aggiungono ulteriori cancellazioni previste nella giornata di oggi.
Le conseguenze non riguardano soltanto i passeggeri.
Secondo una stima di Assoesercenti Sicilia, nei primi quattro giorni di emergenza il volume di spesa turistica potenzialmente coinvolto potrebbe oscillare tra 12,8 e 24 milioni di euro.
Numeri che arrivano nel cuore della stagione turistica e che riaccendono inevitabilmente il confronto sul futuro dell’aeroporto di Catania, sulla gestione delle emergenze legate alla cenere vulcanica e, più in generale, sulla necessità di garantire collegamenti più resilienti alla Sicilia orientale.
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