Grano a 20 centesimi, pane a 4 euro al chilo: scoppia la polemica, i panificatori di Catania si difendono
Assipan Confcommercio Catania respinge le accuse: «Confronto fuorviante, il prezzo del pane comprende costi di produzione, energia, personale e lavorazione».
Quattro euro al chilo contro venti centesimi. Un'equazione d'impatto mediatico sicuro, ma priva di qualsiasi fondamento economico". Assipan Confcommercio Catania interviene con fermezza per smontare l'ennesima campagna che mette direttamente a confronto il prezzo del grano con quello del pane. Una rappresentazione che definisce semplicistica e fuorviante, volta a polarizzare l'opinione pubblica attribuendo ai panificatori responsabilità estranee alla realtà economica della filiera.
Già in passato Assipan aveva contestato l'impostazione di Coldiretti e di altre narrazioni analoghe, evidenziando come mettere a confronto diretto il costo della materia prima agricola con il prodotto finito costituisca un’analisi del tutto incompleta. "Il pane - spiega la presidente dei panificatori, Giusi La Cava - non nasce nei campi. Nasce nei laboratori artigianali, grazie al lavoro quotidiano di migliaia di imprese che sostengono costi di produzione, personale, energia, logistica, affitti, manutenzioni, sicurezza alimentare, fiscalità e investimenti".
I panificatori, ricorda l'associazione, non acquistano chicchi di grano ma farina lavorata, trasformando una materia prima attraverso competenze professionali, tecnologia, turni di lavoro notturni, controlli igienico-sanitari rigorosi e un servizio diretto al consumatore finale. Per questo, ridurre un intero comparto storico dell'agroalimentare italiano a una semplice proporzione numerica significa svilirne il valore professionale.
"Nessuno - prosegue Assipan Confcommercio Catania - mette in discussione le difficoltà che oggi vivono gli agricoltori e la necessità di garantire loro una giusta remunerazione, ma non si può continuare a costruire consenso indicando nei fornai il bersaglio più facile. È una narrazione che non risolve i problemi del comparto agricolo e che danneggia ingiustamente imprese che negli ultimi anni hanno affrontato aumenti straordinari dei costi energetici, del lavoro e delle materie prime".
L’invito rivolto dall’associazione a tutti gli attori della filiera è quello di abbandonare slogan ad effetto e contrapposizioni sterili, aprendo invece un confronto serio e strutturale sui veri meccanismi che compongono il valore dei prodotti alimentari. "La vera domanda - conclude Assipan - non è come un chilo di grano possa valere 20 centesimi e un chilo di pane 4 euro. La vera domanda è perché, lungo l’intera filiera, il lavoro, la trasformazione, la qualità, la sicurezza e il servizio resi quotidianamente dalle imprese debbano essere sistematicamente ignorati. Chi riduce il pane al prezzo del grano non racconta la realtà: la semplifica fino a deformarla".
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