Il recupero della chiesa del Pantheon: a chi interessa?

Una chiesa barocca tra le più belle della città che custodisce il Sacrario dei Caduti della Prima Guerra mondiale sempre più nel degrado e nell'abbandono. La Confraternita chiede aiuto

30 gennaio 2015 11:12
Il recupero della chiesa del Pantheon: a chi interessa? -
Condividi

95047.it La secentesca chiesa di 'Gesù e Maria' di Paternò (meglio conosciuta col nome di Pantheon) grida ancora aiuto. Da quando l'11 ottobre del 2013 - attraverso una conferenza organizzata dalla Fidapa - fu lanciato l'allarme per il suo recupero architettonico, nulla ancora è stato fatto. In quella occasione parteciparono storici e tecnici per presentare alla città la valenza artistica dell'edificio, e oltre a rappresentanti della cultura vi presero parte esponenti delle istituzioni e della politica. Allora tutti furono concordi sulla necessità di salvare la chiesa cercando i fondi necessari al restauro. Ma dato che ancora nulla di concreto è stato fatto, vogliamo rilanciare un'emergenza che sembra essere caduta nel dimenticatoio. La chiesa di 'Gesù e Maria', che sorge su piazza Santa Barbara nel tratto iniziale della strada che sale verso la Collina storica, è stata edificata dal 1654 al 1659 per accogliere l'omonima Confraternita che ancora la possiede, la custodisce e se ne prende cura coi pochi mezzi a sua disposizione. Nel corso dei decenni successivi si è arricchita di opere d'arte barocche quali decorazioni in stucco e marmo, altari e dipinti. Nel 1931 la chiesa fu adibita a Sacrario dei Caduti paternesi della Prima guerra mondiale. Opportuni studi tecnici sono stati eseguiti già da tempo per valutarne l'intervento di recupero e i probabili costi. L'edificio necessita con urgenza del ripristino del tetto della sacrestia (già crollato), del consolidamento strutturale, del rifacimento dei prospetti esterni e del restauro delle numerose opere d'arte contenute al suo interno.

L'interno del Pantheon (Foto, Giordano)
L'interno del Pantheon (Foto, Giordano)
Purtroppo, ed è sconcertante, come sempre accade per la opere storico-monumentali reperire i fondi necessari è sempre un'impresa ardua. A rendere burocraticamente più complessa la situazione è il fatto che l'edificio appartiene all'omonima Confraternità, ovvero non è di proprietà della Diocesi di Catania, un fatto che sembrerebbe escludere di fatto il monumento da qualsiasi lista di interventi di recupero; in pratica né la Diocesi, né la Soprintendenza né altri enti pubblici sembrano essere interessati al recupero ed avere i soldi necessari da stanziare. In questo caso una soluzione potrebbe derivare da finanziamenti privati, magari da parte di qualche imprenditore (che sia paternese o meno non ha alcuna importanza) che si faccia carico delle spese necessarie. Si tratterebbe di un'opera meritoria verso il patrimonio storico della città e dell'intera collettività, magari con un tornaconto di immagine e pubblicità per l'eventuale mecenate.

Il recupero della chiesa del Pantheon rappresenta indubbiamente un arduo progetto che attende uomini di buona volontà. In casi analoghi il “sogno” si è realizzato, e ciò a dispetto del totale abbandono di parte del nostro patrimonio artistico. Ed è per questa ragione che, assieme all'allarme, lanciamo anche la sfida a chi deve e a chi può.