La “storiaccia” del Palazzo dell’Esa

In via Canonico Renna la struttura cade pian piano a pezzi. Il Comune denuncia i vertici dell’Ente di sviluppo agricolo: salvo dimenticarsi, però, di predisporre una variante urbanistica necessaria a ridare finalmente libertà al quartiere

18 agosto 2015 10:22
La “storiaccia” del Palazzo dell’Esa -
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95047.it Tu chiamale se vuoi, le solite storiacce. Quelle fatte di tanta, tantissima, burocrazia; di incontri istituzionali pieni zeppi di buoni propositi; e, ovviamente come accade sempre in questi casi, di carte bollate. Il palazzo di via Canonico Renna che appartiene all’Esa (l’Ente di Sviluppo Agricolo) è pericolante da anni. Una bruttura che devasta un intero quartiere: un mostro di cemento pericoloso e inutile. Le associazioni e i residenti del quartiere denunciano da tempo una questione che un inno alla bruttezza e, come si diceva, alla burocrazia. Nel frattempo, cedono e tracimano a terra pezzi di tetto e quant’altro da quello che è, ormai, uno scheletro di cemento.

La notizia è che il Comune di Paternò, dopo un’ordinanza sindacale che era stata emessa lo scorso mese di marzo, ha denunciato i vertici dell’Esa per non avere tenuto fede agli impegni presi a proposito della messa in sicurezza della struttura. Tuttavia, c’è un “però”. Ed il “però” è stato sintetizzato al meglio dalla collega Mary Sottile sulle colonne de La Sicilia: “Lo stesso Comune, però, è stato latitante negli interventi. Chiede all’Esa di intervenire ma nel contempo dimentica di fare la sua parte. Il sindaco Mauro Mangano, si era impegnato, lo scorso inverno dopo l’ennesimo incontro a Palermo, cui aveva partecipato anche il consigliere Alfio Virgolini e il deputato Alfio Papale, di predisporre una delibera per far approvare al Consiglio comunale una variante urbanistica. L’area su cui sorge il palazzo dell’Essa è, infatti, edificabile, occorre un preciso atto dell’Assise civica per destinarla ad area pubblica come richiesto dai cittadini”.

La storiaccia, dunque, è destinata a rimanere tale. Nel frattempo che si parla, riunisce, discute ed arzigogola la struttura cade a pezzi da sola poco a poco: quasi a dimostrazione che, ironia della sorte, è il tempo più forte della burocrazia. E persino più delle belle parole avvolte dal manto delle buone intenzioni.