Maxi operazione “Parco Giochi”: 10 arresti tra Catania e Misterbianco
Su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, alle prime luci dell’alba oltre 80 militari del comando provinciale dei Carabinieri di Catania – supportati in fase esecutiva dall’ali...
Su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, alle prime luci dell’alba oltre 80 militari del comando provinciale dei Carabinieri di Catania – supportati in fase esecutiva dall’aliquota di Pronto Intervento del Nucleo Radiomobile di Catania, da militari dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori Sicilia, da unità per la ricerca di armi e droga del Nucleo Cinofili di Nicolosi e dal 12° Nucleo Elicotteri di Catania – hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Catania, nei confronti di dieci persone ritenute gravemente indiziate, allo stato delle indagini e ferma restando la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva di condanna, di essere parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope e responsabili di detenzione e porto illegale di armi e munizioni.
Otto indagati sono stati condotti in carcere, tra cui i presunti organizzatori della piazza di spaccio: Carmelo Palermo e Alessandro Caffarelli. In carcere anche Piero Blanco, Salvatore Christian Greco, Michael Gaetano Lazzaro, Orazio Santagati, Rosario Viglianesi, tutti considerati parte dell’associazione a delinquere, e Sebastiano Raffaele Torrisi, per detenzione e porto illegale di armi e munizioni. Due donne, Angela Campo e Nancy Sofia Campo, sono invece state sottoposte agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il GIP ha inoltre disposto l’interrogatorio preventivo per altri due indagati in attesa di valutazioni successive.
L’attività d’indagine – denominata “Parco giochi’ dal nome della chat di gruppo utilizzata dagli indagati per comunicare, facente riferimento al parco giochi nel quartiere San Giorgio di Catania dove erano soliti riunirsi – traeva origine da un duplice danneggiamento seguito da incendio che si è verificato la notte del 17 maggio 2023 ai danni di due attività imprenditoriali di Santa Venerina.
Il sopralluogo – a cura di personale specializzato della Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Giarre – consentiva di rilevare, per uno degli eventi, delle impronte digitali che gli accertamenti del RIS di Messina riconducevano con certezza a Salvatore Christian Greco.
Le indagini della Sezione Operativa, eseguite mediante intercettazioni telefoniche e telematiche, si sono concentrate dunque su Greco, il cui monitoraggio svelava, a livello di gravità indiziaria, l’esistenza di un’associazione dedita al traffico di stupefacenti (cocaina, crack, hashish e marijuana) che avrebbe controllato quattro piazze di spaccio, dislocate nelle periferie della città di Catania e nel comune di Misterbianco. Alcuni dei sodali dell’organizzazione criminale, sulla base di precedenti attività di indagine, risulterebbero affiliati al clan mafioso dei Cursoti milanesi. Tutti gli arrestati avrebbero manifestato fortissima vicinanza al clan milanese, di cui avrebbero mutuato simboli e modalità operative.
Gli associati, infatti, avrebbero ostentato come simbolo identificativo lo stemma della squadra di calcio A.C. Milan (utilizzato dai Cursoti Milanesi quale proprio simbolo) opportunamente modificato con l’inserimento della scritta “SSI” e dell’anno “2022”, corrispondente presumibilmente a quello di formazione del gruppo. La stessa simbologia ricorreva anche in relazione ai capi di abbigliamento utilizzati dagli indagati – che si definiscono “milanesi” e non “milanisti” – a dall’utilizzo di adesivi apposti sui veicoli in loro uso. La pericolosità dell’organizzazione risiederebbe anche nella considerevole disponibilità di armi – cripticamente definite “cugino” nelle conversazioni intercettate – che essi avevano l’abitudine di portare con sé mentre si muovevano per le vie cittadine. Emblematico di ciò è quanto accadde la sera del 4 dicembre 2023, quando i Carabinieri della Sezione Operativa della compagnia di Giarre – avuta cognizione dall’attività di monitoraggio che gli indagati, facendo sfoggio di diverse armi nella loro chat di gruppo, avevano intenzione di effettuare una spedizione punitiva nei confronti di un pregiudicato appartenente ad altra consorteria criminale – con l’ausilio di militari del comando provinciale Carabinieri di Catania e della compagnia Fontanarossa, effettuarono un blizt in un appartamento dove trovarono e arrestarono 8 persone che avevano nella loro disponibilità 3 pistole, di cui due clandestine, e 4 caricatori con relative munizioni.
Una delle armi sequestrate, quella stessa sera, era stata utilizzata per degli spati in luogo pubblico. L’esigenza di mostrare le armi e il loro porto anche in banali circostanze della vita quotidiana sarebbe indice della necessità del gruppo di esibire la sua “potenza di fuoco” al fine di accreditarsi in un contesto territoriale storicamente impregnato di disvalori mafiosi, dove la disponibilità di armi conferisce all’associazione un’implicita pericolosità e di conseguenza il riconoscimento del rispetto dovuto.
Ciò, unito alla costante presenza sul territorio, avrebbe consentito all’organizzazione di monitorare i movimenti delle forze dell’ordine e di intervenire, sostituendosi alle Istituzioni, per dirimere controversie, individuare gli autori di un furto in abitazione e per operare il pestaggio di un giovane abitante nel confinante quartiere di Librino. Tutto questo, dunque, allo stato degli atti, risulterebbe essere fatto anche allo scopo di rimarcare la loro forza agli occhi delle fazioni contrapposte o incutere timore per le eventuali risoluzioni di dispute sulla gestione delle piazze di spaccio degli stupefacenti e quindi per il loro approvvigionamento.
Nel corso delle indagini sarebbe emersa anche la responsabilità di tre degli indagati che, con il benestare dei promotori dell’associazione, avrebbe perpetrato un’estorsione con la tecnica del “cavallo di ritorno”, per il controvalore di 500 euro, nei confronti del proprieatario di un ciclomotore asportato presso la discoteca “Vecchia Dogana” Gli introiti dell’associazione – aggravata dal numero degli associati superiore a dieci, dall’essere armata, dall’accertata presenza tra gli stessi di assuntori di sostanze stupefacenti, dall’aver consegnato stupefacenti a persone minori o avvalendosi di minori – ammonterebbero a circa tremila euro al giorno e i suoi partecipi riceverebbero uno stipendio di circa 600 euro a settimana, con dei “premi” in caso di consegne di stupefacente o altri servigi prestati a favore della consorteria criminale.
L’organizzazione, che poteva contare sull’esistenza di una cassa comune, avrebbe garantito anche l’assistenza agli associati in caso di arresto come accaduto nel caso di una donna, arrestata nel corso delle indagini per aver detenuto 465 grammi di cocaina, alla quale sarebbero state rimborsate le spese legali e sarebbe stato pagato il biglietto aereo per raggiungere un’altra regione dove era stata poi sottoposta alla misura degli arresti domiciliari. Nel corso dell’attività – riscontrata con due arresti e un deferimento in stato di libertà per i reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, otto arresti per detenzione illegale di armi, anche clandestine, e due deferimenti in stato di libertà per detenzione abusiva di munizioni – sono stati sequestrati 500 grammi tra cocaina, hashish e marijuana, 3 pistole, 1 fucile a canne mozze, e settanta munizioni di diverso calibro.
Gli arrestati
Destinatari della custodia cautelare in carcere:
- Carmelo Palermo (Catania, 1994), indicato come capo e organizzatore di una piazza di spaccio;
- Alessandro Caffarelli (Catania, 1998), capo e organizzatore di un’altra piazza di spaccio;
- Piero Blanco (Catania, 1969), partecipe;
- Salvatore Christian Greco (Catania, 2002), partecipe;
- Michael Gaetano Lazzaro (Catania, 2001), partecipe;
- Orazio Santagati (Catania, 1997), partecipe;
- Rosario Viglianesi (Catania, 1999), partecipe;
- Sebastiano Raffaele Torrisi (Catania, 1992), accusato di detenzione e porto illegale di armi e munizioni.
Agli arresti domiciliari con controllo elettronico:
- Angela Campo (Catania, 1994), partecipe;
- Nancy Sofia Campo (Ravenna, 2000), partecipe.
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