Parco del Sole, quel cartello dei lavori perso in strada tra le erbacce: scatto spietato di una faccenda sfuggita di mano

Dall’altra parte della strada si scorge gettato a terra il cartello. Ma è tutta colpa della stampa che disinforma perché ne parla: mai della politica, ovviamente. Parco chiuso da ormai 191 giorni, per la cronaca

29 gennaio 2016 08:57
Parco del Sole, quel cartello dei lavori perso in strada tra le erbacce: scatto spietato di una faccenda sfuggita di mano -
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95047.it Da 191 giorni il Parco del Sole (sulla carta, il meno conosciuto Parco Giovanni XXIII) è chiuso. Di chi è la colpa? Chi è il responsabile di questo inaudito ritardo? Quello che sappiamo è che è tutto fermo. Tutto chiuso. Ogni tanto qualcuno “scavalca” e prova a tornare a correre (ma non si dovrebbe assolutamente fare) e un giorno rivedremo ripartire i lavori e consegnare un Parco “avveneristico” con tanto di sorrisi, tagli di nastro e accuse nei confronti della stampa additata di essere stata sin troppo insistente su questa faccenda. E’ un film già visto: ci abbiamo fatto il callo. Già, ma nel frattempo perché resta chiuso? La storia abbiamo già provato a raccontarvela in mille modi ma non se ne viene proprio a capo.

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Quello che sappiamo è che la fotografia perfetta di ciò che sta accadendo, è quel cartello di inizio e fine dei lavori che non sta più al suo posto. Lo si scorge scaraventato a terra tra le erbacce dall’altra parte della strada che dà dirimpetto al Parco. Una beffa. Una diapositiva umiliante che racconta, da qualsiasi lato la vogliate inquadrare, una situazione sfuggita completamente di mano. Ed il fatto più antipatico ed arrogante è che nessuno dal palazzone di sia degnato di informare la città su quello che sta accadendo. Su quando tutto tornerà finalmente fruibile ed alla normalità. Lavori che avrebbero dovuto essere consegnati addirittura lo scorso 12 ottobre (!).

Ma, in fondo, cosa volete? E’ così che trascorriamo le nostre giornate febbrili. Le nostre notti senza pace. Sommersi dalla vacuità, dall'indifferenza, nella Paternò delle beffe e delle chiacchiere. Tutta colpa della stampa che si ostina a parlarne, mai della politica. Non fa una piega, ovviamente.