Terremoti, gli smartphone possono davvero avvisarti prima della scossa? Ecco come funziona il sistema
Dopo il sisma in Venezuela molti hanno parlato di una "previsione" del terremoto. In realtà si tratta di un sistema di allerta rapida che può far guadagnare secondi preziosi.
Dopo il violento terremoto che ha colpito il Venezuela nei giorni scorsi, sui social si sono moltiplicati i racconti di persone che avrebbero ricevuto una notifica sul proprio smartphone prima della scossa. Ma è davvero possibile prevedere un terremoto?
La risposta è no. Gli esperti spiegano che gli smartphone non sono in grado di prevedere un terremoto, ma possono inviare un'allerta quando il sisma è già iniziato, sfruttando il fatto che il segnale viaggia molto più velocemente delle onde sismiche.
Il sistema, chiamato Android Earthquake Alerts, utilizza gli accelerometri presenti negli smartphone Android per rilevare rapidamente lo scuotimento del terreno. Quando migliaia di dispositivi registrano contemporaneamente un'anomalia, il sistema elabora i dati e invia un avviso agli utenti che si trovano nelle aree più lontane dall'epicentro, dove le onde più forti non sono ancora arrivate.
Nel caso del terremoto del Venezuela, il lungo processo di rottura della faglia – durato circa un minuto e mezzo – ha consentito a molte persone, soprattutto a decine o centinaia di chilometri dall'epicentro, di ricevere l'allerta alcuni secondi prima dello scuotimento più intenso.
Gli esperti sottolineano però che non si tratta di una previsione del terremoto. Nelle zone più vicine all'epicentro, infatti, il tempo tra l'inizio della scossa e l'arrivo delle onde più distruttive è troppo breve per consentire l'invio di un avviso efficace.
Anche pochi secondi, tuttavia, possono fare la differenza. Un'allerta può permettere di allontanarsi da finestre e oggetti pericolosi, interrompere attività rischiose o mettersi al riparo sotto un tavolo robusto, riducendo il rischio di incidenti.
Attualmente il sistema Android Earthquake Alerts è operativo in numerosi Paesi del mondo, ma non è ancora disponibile in Italia. Nel nostro Paese sono comunque in corso studi e sperimentazioni per sviluppare sistemi di allerta precoce, affiancati al fondamentale lavoro di prevenzione e di messa in sicurezza degli edifici nelle aree a maggiore rischio sismico.
30.4°